La testimonianza di Maurizio Castro sul delitto Biagi: «Marco sentiva che le Br gli stavano addosso»

«Fu un incontro anche emotivamente molto difficile, perché Marco in qualche modo mi disse che sentiva che le Br stavano arrivando addosso a lui». L’incontro è quello di Maurizio Castro, ex manager Zanussi ed ex senatore An e Pdl, con Marco Biagi, il 13 marzo 2002 nell’ufficio a Roma. Il 19 marzo Biagi sarebbe stato ucciso a Bologna. Castro, amico personale del giuslavorista (che all’epoca collaborava anche con la Zanussi) è stato sentito dal Pm Antonello Gustapane nell’inchiesta sulla mancata scorta a Biagi e ha riferito nuovamente dell’incontro al magistrato.Poi ne ha parlato ai cronisti, all’uscita: «Io – ha detto Castro – che all’epoca ero scortato, a differenza sua, chiesi a Biagi se c’erano novità su quel punto», cioè sulla scorta. «Mi disse che sapeva che Maurizio Sacconi, Bobo Maroni e Pierferdinando Casini si stavano adoperando strenuamente per fargli riavere la scorta, ma che ancora non c’erano risposte positive da parte del ministero dell’Interno». «Io – ha ricordato Castro – gli dissi la solita sciocchezza che si dice in quei casi: “Stai attento”. E lui mi disse: “No, non cambierò uno solo dei miei gesti. Se quando poso la bicicletta alla stazione di Bologna mi guardassi intorno, gliela darei vinta». Crede quindi che ci sia stata una sottovalutazione, nella vicenda della scorta? «Io ritengo – ha risposto Castro – che una personalità esposta come Marco non avrebbe mai dovuto essere privato di un servizio di protezione». Questa assenza «può aver essere stato una sorta di incentivo organizzativo all’azione militare. Per me si trattò di un errore straordinariamente grave». Era deluso Biagi dal ministero? «Anche dalla questura di Bologna, in qualche misura – ha detto Castro – Tutti sanno che è una persona di raro garbo, all’inizio pensava ci fosse una sorta di equivoco burocratico, poi la cosa si è fatta più seria».

In mattinata era stato ascoltato anche Antonio Bassolino, l’ex sindaco di Napoli ed ex ministro del Lavoro, ha risposto negativamente alla domanda se Biagi, che collaborò con il suo ministero tra il 1998 e il 1999, gli avesse mai detto di sentirsi in pericolo: «No, mai. Come ho detto al pm». Ha mai saputo se furono prese misure per proteggere figure come Biagi? «Io nel ’99 tornai a Napoli», ha spiegato. «Credo – ha aggiunto – che si debba accertare se all’allarme che scattò dopo l’uccisione di D’Antona (anche lui collaborò con Bassolino ministro, ndr) seguirono misure determinate, per proteggere queste figure che diventavano esposte per l’attività che svolgevano”.