La “svoltina” di Forza Italia sui gay non è credibile per eccesso di conformismo

Ricordate il bambino della favola di Andersen? Esclamò “il re è nudo!” svelando quel che tutti vedevano ma che nessuno trovava il coraggio o la forza di dire al sovrano e cioè che i sarti da lui lautamente pagati lo avevano truffato. I due imbroglioni avevano fatto credere al re di aver cucito per lui abiti talmente belli da poter essere apprezzati solo da raffinati intenditori. In realtà, i vestiti non esistevano affatto, ma nessuno osò farlo presente. E per paura di non apparire all’altezza del proprio ruolo, neppure il re fiatò. E così s’avanzò nudo tra la folla mentre quelli dietro di lui sgomitavano per reggergli l’inesistente strascico.

Torniamo a noi: la tentazione di comportarci come quel bambino è forte, perché forte è la convinzione che il coro di consenso magicamente innalzatosi in Forza Italia a sostegno del Cavaliere pro-gay meriti un commento non conforme, una parola non dettata dal legnoso linguaggio della convenienza, forse persino un urlo liberatorio in grado di affrancarci dal dannoso conformismo che regna in quel movimento.

Al netto di qualche voce dissonante (Gasparri) e di poche altre costrette a rintanarsi imbarazzate nel guscio delle opinioni personali sui diritti civili, ancora una volta e per giunta su un tema identitario qual è, appunto, la tutela della famiglia naturale e costituzionale, Forza Italia produce un’ardita inversione ad “u”nel tripudio pressoché unanime della sua classe dirigente, compresi ovviamente molti di quelli che avevano entusiasticamente promosso o appoggiato battaglie di segno opposto come il Family day o altre iniziative di eguale significato.

Tutto cambia, certo. Ma la politica esige documenti ufficiali, mozioni congressuali, pezze d’appoggio in grado di lasciare traccia di un travaglio o di una battaglia. Invece, non esiste neppure un pezzo di carta in grado di spiegare l’evoluzione (o, se si preferisce, l’involuzione) tra il Berlusconi di ieri – sensibile ai consensi portati in dote dal trittico “Dio, patria e famiglia” – e quello di oggi, intenzionato a muovere concorrenza elettorale alla sinistra omosex. Stando almeno a quanto  raccontano i giornali, la clamorosa conversione sarebbe maturata nel corso di un pranzo a tre tra lo stesso Berlusconi, la sua fidanzata Francesca Pascale e Vittorio Feltri, questi due neo-iscritti all’Arcigay. Il tutto nel giro di un paio d’ore. Una “svoltina”, insomma.

In un partito normale qualcuno avrebbe almeno richiesto (non preteso, per carità) una spiegazione. In Forza Italia è invece subito partita la corsa ad allinearsi al nuovo verbo. E così ora gli azzurri celebrano la “liberalità” del leader quando appena ieri erano impegnati a difenderlo da chi lo attaccava per le barzellette sui gay. Tutto cambia, eccetto la veemenza adulatoria dei cortigiani. Invariato anche il morale della favola: i vestiti del re sono sempre i più belli ed i più preziosi, persino quando il re è nudo. Almeno fino a quando non parla il bambino.