La Commissione Csm chiede l’azione disciplinare per la Boccassini: «Non collabora con la Dna»

Torna sotto i riflettori la Procura di Milano. Non più per la guerra tra il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e il suo aggiunto Alfredo ormai archiviata grazie alla lettera del presidente Napolitano al Csm ma per il rapporto poco collaborativo tra la coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia milanese, Ilda Boccassini, ed il vertice nazionale della Dna guidata da Franco Roberti.

A certificarlo nero su bianco è la Prima Commissione del Csm che all’unanimità ha proposto l’archiviazione della questione, con la trasmissione degli atti ai titolari dell’azione disciplinare: il linguaggio è quello ovattato della burocrazia ma è chiaro che la evidenziazione della “carenza di informazioni” da parte di una dei magistrati meneghini più esposti quale indubbiamente è la Boccassini, titolare tra l’altro dell’accusa nel processo Rubygate” conclusosi in primo grado con la condanna a sette anni di Silvio Berlusconi, va interpretato come il preludio ad una possibile sanzione.

Vero è che la difficoltà di comunicazione tra le toghe antimafia di Milano e di Roma non è una novità ma – stando a quanto hanno relazionato i membri della Prima Commissione del Csm – il problema si e’ acuito con la gestione di Ilda “la rossa”nel periodo compreso tra il 2010 e il 2013. Si tratta di “oggettive criticità” che – si legge nella nota del Csm – “impongono la trasmissione degli atti ai titolari dell’azione disciplinare”. Nel dettaglio, la criticità dei rapporti tra toghe milanesi e romane si sarebbe appalesate sotto forma di informazioni “deficitarie” sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo ed una “limitata disponibilità a una collaborazione continuativa”, divenuta particolarmente evidente proprio quando la Boccassini ha assunto la responsabilità del coordinamento antimafia.

La vicenda nasce a seguito di notizie di stampa relative all’avvicendamento del magistrato antimafia Filippo Spiezia, responsabile nella Dna del coordinamento con Milano. «L’intervenuta sostituzione del dottor Spiezia al coordinamento investigativo con il distretto di Milano  – scrive il relatore della proposta Mariano Sciacca, togato di Unicost – si iscrive senza dubbio nell’ambito di un rapporto  di collaborazione critico pu essendo tale sostituzione effettuata a fronte di espressa richiesta dello stesso magistrato». La parola ora passa al Pg della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare.