Israeliani e palestinesi, è la malapianta dell’odio a rubare la vita di tanti giovani inermi

L’odio che acceca. E che uccide. Che tronca l’esistenza di giovani vite. Come quelle di Naftali, di Gilad, di Eyal. Uccisi, scrive Pigi Battista sul Corriere, «…proprio perché ebrei, nel nome dell’antisionismo». D’accordo. Ma non è l’antisionismo il problema. È appunto l’odio. È questa malapianta così cattiva eppur così rigogliosa. Che cresce dappertutto, mica solo in medio oriente. Che è sempreverde. Malapianta che tutti pubblicamente disprezzano e che tanti, tantissimi privatamente coltivano. Non il sionismo o l’antisionismo. Come non lo erano  il comunismo o l’anticomunismo; né il fascismo o l’antifascismo. Ma l’odio. Il puro, purissimo distillato di odio. Questo è il problema. L’avere a che fare, il convivere con un sentimento così forte. Fortissimo. Più forte dell’amore. Che si nutre di angosce e di paure. Che prospera nel risentimento. Che emerge dal desiderio di vendetta. Odio che a volte aiuta a dare un senso a vite senza senso e altre al tempo che passa. Che spinge persino ad andare avanti, a superare ostacoli, a raggiungere obiettivi. Che si nobilita con la causa che persegue e col sangue che spesso lo precede. Che, giorno dopo giorno, rende meno inutile vivere una vita certamente piena di tutto, ma che probabilmente non sa di niente. E così ci si meraviglia. Ci si stupisce al suo esplodere. Come del nulla e dell’ovvio. E si scrive e si argomenta. Con buone ragioni e con altrettante convinzioni. Come appunto sul perenne conflitto tra ebrei ed arabi e su un odio che pare purtroppo destinato ad essere senza fine. Perché non fai neppure in tempo a immedesimarti nell’immane tragedia che stanno vivendo tre famiglie israeliane alle quali sono stati restituiti morti tre loro ragazzi che ecco in arrivo la notizia del rapimento e dell’assassinio di un altro giovanissimo. Che stavolta però è palestinese. E che è stato ammazzato per rappresaglia. Rappresaglia che costringe al dolore più atroce un’altra famiglia. E che ci riporta alla realtà. Che appunto è fatta di odio. E che, purtroppo, non finirà.