Israele non ferma l’attacco, Gaza City sotto una pioggia di bombe. La maggioranza di morti e feriti sono civili

Dall’inizio dell’operazione militare dentro la Striscia, denominata «Margine Protettivo», la maggioranza dei morti e dei feriti a Gaza sono civili. E sembrerebbe che anche gli operatori medici stiano diventando un obiettivo: denuncia arrivata da Medici Senza Frontiere, mai teneri con Israele, ma che certo è difficile da contestare proprio mentre le bombe dell’aviazione, dei carri e dei mortai fanno una vera strage di innocenti. Tanti, praticamente tutti – americani in testa – sono impegnati a chiedere a Israele di fermare i bombardamenti contro i civili, bloccati in una striscia di Gaza praticamente sigillata, e di rispettare la sicurezza degli operatori umanitari attivi sul campo e l’integrità delle strutture mediche. Ma è pur vero che l’esercito ebraico ha l’ordine di ridurre al silenzio le batterie di missili di Hamas e rendere più sicuro il suo confine meridionale, per cui uno stop ai bombardamenti o addirittura una tregua sembrano ancora lì da venire. Sono tutt’ora soprattutto donne e bambini i feriti che arrivano ai pronto soccorso degli ospedali di Gaza City, dopo i pesanti bombardamenti che si stanno susseguendo in queste ore. E il computo purtroppo è in costante aggiornamento. Almeno 3150 sono i feriti accertati e non meno di 508 i morti palestinesi dall’inizio delle ostilità. Sull’altro versante i morti sono una ventina, di cui tredici soldati periti nelle ultime operazioni di terra. L’esercito israeliano ha pure fatto sapere di aver annientato due commando palestinesi, dieci i miliziani uccisi, che si erano infiltrati nel sud di Israele. Le sirene di allarme hanno suonato incessantemente su Tel Aviv e si sono sentite distintamente almeno 4 forti esplosioni probabilmente dovute all’intercetto dei razzi sparati da Gaza da parte del sistema di difesa israeliano Iron Drome. Da segnalare l’offerta di aiuto giunta ad Hamas da parte di Hezbollah il cui numero uno Hassan Nasrallah, in una telefonata con Khaled Meshal, capo dei miliziani di Gaza, ha elogiato la resistenza dei combattenti e l’intenzione di assisterli nella loro lotta. Mentre sul versante politico è da registrare lo sciopero di protesta nelle città arabe di Israele, come Nazareth, Umm al Fahm e Sakhnin.