Israele bombarda un orfanotrofio: muoiono tre bambine disabili. Intercettati i razzi dei palestinesi

Oltre 120 morti, 900 feriti, trecento case distrutte e più di novemila danneggiate. Il bilancio provvisorio dell’escalation di fuoco nella Striscia di Gaza è di per se drammatico. Ma la notizia di un orfanotrofio colpito e di tre piccole disabili morte sotto le macerie aggiunge orrore al dolore. Non si sa bene perché e che cosa eventualmente l’intelligence avesse segnalato, fatto sta che a Beit Lahya, insediamento a nord della città, l’aviazione con la stella di David ha centrato questo ricovero per piccoli disabili con degli ordigni che tutto sono tranne che «intelligenti». L’episodio non è stato commentato dal comando supremo, e non si può escludere che l’obiettivo fosse proprio quello anche perché, nei giorni scorsi, un portavoce militare aveva espressamente accusato Hamas di aver sistematicamente ammassato nei sotterranei delle moschee ed in istituti pubblici migliaia di missili a corto e medio raggio. Missili che si sono dimostrati in grado di raggiungere non solo le zone ebraiche confinanti, ma anche i sobborghi di Gerusalemme e di Tel Aviv. E’ la legge spietata delle armi e di una guerra non dichiarata. Perché sul versante opposto la conta dei missili lanciati dai miliziani di Hamas contro gli insediamenti ebraici non ha sosta. Ad ora almeno 600 ogive hanno solcato i cieli di Israele, due terzi sono stati distrutti dalla contraerea e dal sistema satellitare di difesa, mentre un terzo si è abbattuto su case e terreni senza per fortuna provocare vittime. Fortuna, appunto, ma anche tecniche di difesa innovative. A cominciare da un nuovissimo piccolo bunker in cemento armato costruito accanto ad ogni casa colonica che consente il ricovero nei dieci secondi successivi all’allarme delle sirene.