Iraq: cristiani in fuga da Mosul dopo le minacce jihadiste. Bruciato il vescovado della città

Praticamente l’intera comunità cristiana di Mosul, la seconda città dell’Iraq caduta il mese scorso nelle mani dei jihadisti dello Stato islamico, è stata costretta a fuggire nelle ultime ore, dopo che i miliziani avevano intimato loro di convertirsi all’Islam o di pagare la Jiziya, il prezzo della “protezione“ alle minoranze religiose previsto dall’antica legge islamica. Lo riferiscono testimoni nelle aree della provincia di Ninive e nella regione autonoma curda dove migliaia di profughi stanno arrivando. Secondo il capo della Chiesa caldea irachena, il patriarca Louis Sako, erano circa 25.000 i cristiani residenti a Mosul. Secondo testimoni, i miliziani jihadisti hanno diffuso i loro moniti attraverso altoparlanti. Nei giorni scorsi, ha detto mons. Sako, lo Stato islamico, che segue una dottrina fondamentalista sunnita, aveva indicato le case dei cristiani e degli sciiti tracciando una grande “N” su quelle dei primi e una “R” su quelle dei secondi. Vale a dire “Nazareno”, secondo l’antica definizione araba dei cristiani, e “Rawafed”, cioè ‘coloro che rifiutano la vera religione, per gli sciiti. Altri testimoni hanno riferito che i miliziani jihadisti hanno fermato ai loro posti di blocco i cristiani in fuga, derubandoli del denaro e degli oggetti di valore di cui erano in possesso. Il patriarca Sarko ha lanciato un appello a «tutte le persone che hanno una coscienza in Iraq e nel mondo» perché alzino la loro voce in favore della libertà di religione. La situazione è sempre più drammatica. Secondo quanto fa sapare la Radio Vaticana attraverso la voce  del patriarca della Chiesa cattolica sira, Ignace Joseph III Younan, il palazzo episcopale dei siro-cattolici di Mosul è stato bruciato dagli estremisti islamici dell’Isis.  Papa Francesco – fanno sapere fonti ecclesiastiche italiane – sta seguendo con grande preoccupazione e vicinanza la situazione in Iraq, dove la comunità cristiana è a rischio sopravvivenza. A Mosul non ci sono più cristiani dopo quasi duemila anni. «Le ultime notizie sono disastrose –  informa il patriarca Younan – noi con rammarico ripetiamo ciò che abbiamo sempre detto: non si deve mischiare la religione con la politica. Se ci sono inimicizie tra sciiti, sunniti e non so chi altro, questo non deve essere assolutamente una ragione per attaccare innocenti cristiani e altre minoranze a Mosul e altrove».