Immigrati: nel Pd un elettore su due li manderebbe a casa. Il sondaggio che inquieta Renzi

Il 70 per cento degli italiani considera la presenza degli immigrati nel nostro Paese un costo insopportabile. Tra accoglienza, integrazione e assistenza pubblica spendiamo qualcosa come 9 milioni al mese, poco più di cento milioni l’anno. Una cifra ritenuta dai più esorbitante. E poco conta se, stando al Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione stilato dalla Fondazione Leone Moressa , nel 2013 i contribuenti stranieri abbiano versato alle casse dell’erario più di 6 miliardi e 500 milioni.  Insomma, ciò che viene percepito influenza l’umore degli italiani più di ogni altra cosa.

E’ quanto emerge da un sondaggio di Nando Pagnoncelli pubblicato dal “Corriere della Sera”. Quel che colpisce, nel sondaggio,  non è tanto una percentuale  così ampia di italiani che avverte il tema dell’immigrazione come un problema crescente, ma il fatto che, disaggregando il dato, si scopra come persino in casa del Pd un elettore su due la pensi esattamente come il 79 % degli elettori di Forza Italia e il 70% della base del Movimento 5Stelle. Anzi, per come il quotidiano di via Solferino presenta il report delle interviste sembra proprio che sia questo l’elemento di maggior preoccupazione. Preoccupazione o no, certo è l’elemento più sorprendente. In controtendenza. Non fosse altro che per il fatto che la sinistra da anni lucra sulla mistica della accoglienza senza se e senza ma, cavalcando ideologicamente un problema che, alla luce dei costi umani ed economici dell’operazione Mare nostrum, ha assunto ormai dimensioni insopportabili.

E’ la stessa sinistra che, con Matteo Renzi alla guida, ha cancellato il reato di immigrazione clandestina, invocando un senso di civiltà giuridica che appare francamente fuori luogo alla luce della comprovata esistenza di organizzazioni criminali dietro la raccapricciante  e disumana odissea dei disperati del Mondo, assiepati indecentemente sui barconi in fuga da terre martoriate, affamate, perlopiù governate da satrapi e oligarchi, con l’Occidente sviluppato che chiude non uno ma entrambi gli occhi su immani tragedie e indicibili crimini. Ebbene, in quell’umore italiano così diffuso, a destra come a sinistra, al di là di ogni etichetta politica o giù di lì che si voglia appiccicare come francobollo ingiallito di un razzismo démodé , si scorge invece la consapevole riprovazione per la mancanza assoluta di una politica sull’immigrazione che abbia senso e costrutto. Di qualcosa , ad esempio, che  serva a discernere tra chi è rifugiato per motivi politici ( e come tale degno di essere accolto in Italia come in ogni altra parte d’Europa) e chi invece andrebbe bloccato nel Paese di origine prima di finire derelitto nelle lugubri carrette che solcano il mare, rischiando la pelle, dopo aver versato oboli cospicui ad odiosi becchini, oppure prima di finire risucchiato nell’imbuto della criminalità.

Ci vorrebbe un governo con la spina dorsale dritta,  in grado di promuovere una qualche forma selettiva nei processi di integrazione e di  farsi rispettare in Europa, di pretendere  compartecipazione e assunzione di responsabilità da parte di tutti i partner della Ue, nessuno escluso. Ci vorrebbe il coraggio di rimettere mano agli accordi di Schengen, non per rinunciare a fare quel che umanamente e solidalmente siamo abituati a fare per la nostra storia cultura e civiltà, ed anche, perché non dirlo, per quell’animus religiosus che portiamo impresso nel nostro Dna, ma per correggere il disordine, l’improvvisazione, il pressappochismo, la falsa ipocrisia di un buonismo che , finora, ha portato lutti, disagi , sofferenze, incomprensioni. Ci vorrebbe un moto di civiltà. Sì, di Civiltà. Una parola forse troppo grande per chi si nutre di   pensiero debole.