Il “renziano” Prandelli va alla corte dei turchi e sputa veleno contro l’Italia ingrata

Contro il simbolo Balotelli e contro l’Italia che sa solo insultare, contro il fedelissimo Pepito Rossi e contro una nazione che non lo merita. Così parlò Cesare Prandelli, che da Istanbul si è reso protagonista del più italico dei voltafaccia. Nella conferenza stampa di presentazione del suo nuovo club – ingaggio milionario come nuovo allenatore del Galatasaray – Prandelli ha vestito i panni del “core ingrato”. Da buon renziano doc, ha rottamato in quattro e quattr’otto tutto quello su cui aveva costruito la sua reputazione. «Quando ricevi minacce, lettere nella cassetta della posta, oppure leggi certi articoli o senti certe trasmissioni, rimani spiazzato, non ti fanno star bene, ti chiedi il perché», si è lamentato l’ex ct azzurro con la stampa turca. Come se quelli prima di lui: da Bearzot a Vicini, da Lippi a Donadoni, fossero stati trattati con i guanti bianchi. Come se  l’allenatore della nazionale fosse un ruolo al quale riservare solo plausi e petali di rosa. Entusiasta della nuova esperienza, non ha trovato di meglio che gridare il suo “Mamma gli italiani”.  Si lamenta dei gufi e di chi ha remato contro, proprio come il suo amico Matteo. Italiani colpevoli di essere «cinici», di “averlo paragonato a Schettino”. Nessuna riconoscenza neanche per i giocatori che sono stati al suo fianco fino all’ultimo. Balotelli? «Uno che ha grandi colpi, ma non è un campione». Il figlioccio Pepito Rossi? «La persona che mi ha deluso di più dal punto di vista umano». Il nostro ex ct dipinge alla stampa turca un clima da caccia alle streghe: «Io e la mia famiglia – ha raccontato – riceviamo lettere di minacce».

Che fine ha fatto l’allenatore sorridente, testimonial della bella Italia Matteo Renzi? Deve essere rimasto prigioniero del resort a cinque stelle brasiliano dove risiedeva con gli azzurri, prima delle batoste con Costarica e Uruguay. Agguerrito come mai si era visto prima d’ora e rancoroso come non ti saresti aspettato. Poco importa che il nuovo De bello gallico del nostro Cesare sia diventato “Veni, Vidi, Persi”. E mentre il suo amico Renzi, tace sonoramente e si vede bene dal menzionarlo, fors’anche solo per un tweet, Prandelli si consola con i turchi che gli hanno garantito un contratto quadriennale sontuoso. Da ct di una nazionale sconfitta con ignominia al primo turno, poteva andargli peggio. Poteva finire come Fabio Capello, costretto a presentarsi alla Duma, il Parlamento russo, per rendere conto dell’eliminazione della Russia. A Mosca qualche parlamentare ha dato anche pubblicamente del “ladro” all’allenatore più vincente del mondo per l’ingaggio sproporzionato rispetto al risultato. Pensate se l’avessero fatto con Prandelli: come minimo si sarebbe appellato ad Amnesty international.