Il “razzismo governativo” della sinistra nei confronti di quell’Italia figlia di un dio minore

Prego, si accomodi. Negli anni Settanta, nelle manifestazioni di piazza del Msi veniva scandito lo slogan “Il Sud sarà la tomba del sistema”. Non era casuale, nella lunghissima stagione del pentapartito egemonizzata dalla Dc, il Mezzogiorno era terra di conquista e non di rinascita, terra di sfruttamento e non di sviluppo, una miniera d’oro da succhiare fino all’ultimo lingotto, con niente in cambio, tranne il cannibalismo clientelare che poi si è rivelato un boomerang. Le cose non sono cambiate, persiste il razzismo governativo. Arrivano migliaia di immigrati sulle coste ma – al di là delle solite frasi di circostanza – in fondo se la vedano loro, i siciliani e i calabresi. Si fanno le grandi opere in tutta Italia, giustissime e fondamentali, le autostrade a tre corsie ovunque, anche quattro in Emilia, ma l’unica grande opera che viene ostacolata, manco a dirlo, è il ponte di Messina. In fondo i disagi sono i loro, dei siciliani e dei calabresi. I treni vanno a raffica ovunque, le uniche regioni che pagano ancora il persistere di strutture centenarie sono la Calabria e la Sicilia. Ci sono le armi chimiche siriane, 800 tonnellate di agenti chimici, 78 container che fanno paura? Portiamoli a Gioia Tauro, la gente urlerà per qualche settimana e poi tutto si rimetterà a posto. E così è stato, con tanto di presa in giro sulla “grandezza” dell’operazione. «Come non dare ragione alla Calabria – ha detto Maurizio Gasparri – che protesta contro l’approdo a Gioia Tauro della nave dei veleni, mentre ad altri porti del Paese vengono riservate operazioni meno impegnative e ben più remunerative?  Questo governo di sinistra conferma di considerare la regione figlia di un Dio minore». E Giorgia Meloni ha ricordato le molte interrogazioni parlamentari presentate dal suo gruppo con cui si chiede «il perché il governo italiano ha messo volontariamente  – e senza consultare le istituzioni locali – a disposizione il porto di Gioia Tauro». Domanda rimasta senza risposta. Così come non ha avuto seguito il tentativo di sapere «quali erano le misure messe in campo per garantire la piena sicurezza dei cittadini ed evitare qualunque imprevedibile danno ambientale legato a questa operazione». Silenzio dovuto al fatto che nessuna iniziativa concreta era stata assunta. «Il governo, in sostanza, ha deciso di esporre l’Italia ad un rischio altissimo. E probabilmente – osserva Giorga Meloni – lo ha fatto perché la nostra nazione è sempre disponibile: ci tiene a fare bella figura a livello internazionale e non si tira indietro quando si tratta di dare il suo contributo oneroso. L’obiettivo è conquistare crediti, ma quando si tratta di far valere questi crediti, guadagnati sulla pelle dei cittadini, chi ci governa si dimostra totalmente incapace di farsi rispettare. Emblematico è il caso dei Marò. Ed è così, un governo serio non avrebbe dovuto dare ulteriore disponibilità ad assumere oneri e impegni internazionali fino alla soluzione del caso dei Marò. Un governo serio. Non il governo Renzi. E neppure quelli di Letta e Monti.