Il Giappone cancella il pacifismo: ora può intervenire a difesa degli alleati anche se non coinvolto direttamente

Il Giappone ha approvato il piano di revisione della sua Costituzione pacifista in base al quale le forze armate nipponiche ora potranno difendere gli alleati sotto attacco nella forma di “autodifesa collettiva”. Il via libera deciso dal governo di Shinzo Abe, dopo l’intesa di maggioranza, segna un cambio rilevante dalla politica del dopoguerra all’insegna del “pacifismo costituzionale”. Abe ha spinto per un ruolo “proattivo” su pace e sicurezza globale, con la regione Asia-Pacifico segnata da turbolenze alla sicurezza.
In mattinata il partito Liberaldemocratico del premier conservatore Shinzo Abe e il partner di coalizione New Komeito avevano raggiunto l’intesa, dopo un confronto di oltre un mese, sulla reinterpretazione dei vincoli giuridici della Costituzione per l’impiego delle Forze di Autodifesa in funzione di un ruolo “proattivo a pace e sicurezza globale”. In base allo schema, che è stato poi illustrato da Abe in una conferenza stampa, il Giappone fissa nuove condizioni per l’uso della forza per legittima difesa, ampliando la nozione di “minimo” consentito dalla legge per includere la cosiddetta “autodifesa collettiva”, difendendo gli alleati sotto attacco armato anche se il Giappone non lo è. Il proposito del premier, tra i punti cardine delle sue linee programmatiche, è stato da subito oggetto di contestazione da parte di chi ventila l’ipotesi di “una zona grigia” che darebbe il via a un’ulteriore interpretazione della Costituzione per l’espansione dell’uso della forza senza limiti chiari, senza contare l’irritazione di Paesi come Cina e Corea del Sud. Anche nelle ultime ore, come accade da quando il cambio di interpretazione ha preso consistenza, le proteste sono andate in scena vicino all’ufficio del primo ministro, dove circa 2.000 persone si sono radunate a difesa della Costituzione pacifista e delle limitazioni sul ruolo delle forze armate giapponesi. La manifestazione è stata voluta da una coalizione di gruppi di cittadini e sindacati, nonché da intellettuali, scrittori e costituzionalisti.