Il Cav non porta il presidenzialismo al tavolo delle riforme. Meloni su Twitter: «Svelato il bluff di FI. #amarezza»

Non se ne è parlato, e Giorgia Meloni ha commentato con l’hashtag #amarezza. Nell’incontro tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi sulle riforme il grande assente è stato il presidenzialismo. Formalmente il tema non era fra quelli dell’accordo del Nazareno che, come è stato riferito al termine del vertice, «tiene». Ma la questione dell’elezione diretta del presidente della Repubblica ha assunto ormai un notevole rilievo politico,

sia per quanto riguarda il modo in cui Forza Italia vuole rapportarsi alla maggioranza di governo sia per quanto riguarda i rapporti interni al centrodestra. Era stato lo stesso Berlusconi a porla, con grande enfasi e in una apposita conferenza stampa, tra le riforme su cui il suo partito era pronto a una campagna su tutti i fronti: parlamentare, referendaria, di iniziativa popolare. L’iniziativa era stata salutata con interesse nell’area di centrodestra e soprattutto da parte di Fratelli d’Italia, che della riforma presidenziale fa una bandiera da sempre, considerandola la madre di tutte le possibili modifiche della Carta, quella da realizzare a monte per poi procedere con le altre. Berlusconi aveva già fatto capire che non avrebbe posto il presidenzialismo sul tavolo del confronto con il premier, sostenendo che non era negli accordi iniziali. In molti, però, nel centrodestra auspicavano almeno un tentativo, anche come «banco di prova» – era stato detto – per un possibile ricompattamento politico. L’opportunità di fare dell’Italia una Repubblica presidenziale è argomento su cui tutti i partiti dell’area si trovano concordi. Inoltre, un passo deciso di Forza Italia su questa strada avrebbe fatto capire dove e come gli azzurri si vogliono collocare rispetto a Palazzo Chigi e alle altre forze di centrodestra. «L’incontro di Silvio Berlusconi con il presidente del Consiglio, senza aver concordato preventivamente una linea con gli altri partiti di centrodestra, indebolisce ulteriormente il fronte dell’opposizione a Matteo Renzi», ha commentato Gianni Alemanno, aggiungendo che «sulla legge elettorale, come sulle riforme istituzionali, il muoversi in ordine sparso permette al premier di rimanere il dominus incontrastato del percorso riformista». Ha affidato, invece, il suo messaggio a Twitter Giorgia Meloni. «Presidenzialismo neanche citato all’incontro tra Renzi e Berlusconi sulle riforme. Svelato il bluff di Forza Italia sull’elezione diretta del capo dello Stato. #amarezza», ha scritto la presidente di FdI, in un giorno in cui, con un’intervista al Corriere della Sera, anche Pier Ferdinando Casini, pur non arrivando alla proposta dell’elezione diretta, si è detto convinto della necessità di cambiare le modalità per designare il capo dello Stato. «La scelta del presidente della Repubblica non può appartenere solo alla maggioranza pro tempore e non può essere affidata a giochi parlamentari effimeri o contingenti», ha detto il leader dell’Udc, la cui apertura è stata accolta con interesse sia in Forza Italia sia nel Nuovo Centrodestra.