Giovanna Marinelli sarà l’assessore alla Cultura di Roma. Delusi gli addetti ai lavori: «Una scelta d’apparato»

Dopo oltre un mese e mezzo, Ignazio Marino ha trovato un nome per l’assessorato alla Cultura di Roma. Si tratta di Giovanna Marinelli, storica collaboratrice di Gianni Borgna e “tecnica” di lunga esperienza. Marino ha comunicato la sua scelta ai gruppi di maggioranza e ora si attende solo la nomina ufficiale. Dovrebbe arrivare in tempi strettissimi, anche perché da quando si è dimessa Flavia Barca, il 26 maggio, non c’è voce della politica e degli addetti ai lavori che non abbia rimarcato quanto fosse grave lasciare vacante un assessorato così importante per la Capitale. «Al momento la cultura a Roma è agonizzante», ricorda il capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio, Fabrizio Ghera, sottolineando che «anche la previsione di bilancio è disastrosa e molti enti lamentano che con questa dotazione saranno stroncati». La Marinelli ha un curriculum inattaccabile. Laureata in Lettere Moderne, è stata funzionario dell’Ente teatrale italiano, poi è stata nominata direttore del Dipartimento Cultura del Comune di Roma, dove è rimasta fino al 2008 ed è stata braccio destro dell’allora assessore Borgna. Dal 2008 al 2010 è stata direttore del Teatro di Roma, mentre dal 2011 ha assunto diversi incarichi da consulente in ambito culturale. Inoltre, ha svolto una costante attività accademica, in particolare nel settore del management della cultura. A leggerlo così, dunque, il suo profilo dovrebbe far ben sperare. Eppure le prime reazioni del mondo dell’arte e della cultura romana non sono state delle più entusiaste. Il sito Artribune.com – che come si legge sulla presentazione fa parte dell’omonimo gruppo editoriale, che è «la più ampia e diffusa redazione culturale del Paese, con 250 collaboratori in tutto il mondo» – le ha mandato «un guardingo in bocca al lupo», dopo averla indicata come «vecchia guardia» e aver ricordato che la Marinelli gode della stima «dell’intero estabilishment del centrosinistra romano». «E non è poco, se – è il commento – si considera che la lacerazione interna alla maggioranza comunale sta condizionando molto l’operato del primo cittadino». Dunque, si tratterebbe di una nomina che risponde prima di tutto a logiche politiche, come conferma anche Ghera: «Non dico che sia militante, ma comunque è molto politicizzata». E questa è una delle criticità, forse la minore. L’altra, che su Artribune è stata sintetizzata con quel «vecchia guardia», viene invece approfondita dalla rivista online Insideart.eu. «In una città in coma (non solo culturale) e dunque con un disperato bisogno di shock radicali, si punta su una figura di apparato, sebbene di specchiata onestà e di indubbia qualità e capacità organizzativa. A caldo – è il commento del giornale della Guido Talarico editore – con la speranza di essere smentiti, appare come un’ennesima scelta priva di coraggio e di visione da parte del sindaco più deludente del momento».