Giovane violentata vicino a Rovereto: test del Dna per 70 migranti, ma il colpevole potrà fuggire

Test del Dna per i settanta ospiti della struttura di accoglienza per immigrati di Marco di Rovereto. Lo prevedono le indagini su una violenza sessuale avvenuta nella notte in Trentino su una giovane donna. A darne notizia, in una nota, è il presidente della Provincia autonoma di Trento, che afferma: «Esprimiamo innanzitutto vicinanza e solidarietà alla vittima e rimaniamo in attesa dell’esito delle indagini». La donna è italiana e stava portando fuori il cane nei dintorni del centro, quando intorno alle 2 è stata aggredita da una persona di colore, spiegano le forze dell’ordine a proposito di quanto riferito dalla vittima. In mattinata il questore di Trento Giorgio Iacobone, e il comandante dei carabinieri di Trento, colonnello Maurizio Graziano, si sono recati al centro della protezione civile che ospita gli immigrati, poi è stato convocato al Commissariato del Governo di Trento un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, a cui ha partecipato anche il presidente Rossi. A margine dell’incontro il presidente Rossi ha sottolineato come sia necessario, si legge in una nota, che il governo e il Parlamento si attivino al fine dell’adozione misure che, nel rispetto della dignità e dei diritti delle persone, possano consentire l’esercizio di un maggiore controllo su situazioni delicate come quella dei campi profughi, a tutela dei diritti dei cittadini. In meno di quattro mesi sono state accolte in Trentino, su richiesta dello Stato, quasi 400 persone soccorse nel Mediterraneo nell’ambito dell’operazione “Mare Nostrum”. I circa duecento profughi sono stati divisi tra Castelfondo e il Campo della Protezione Civile di Marco di Rovereto. Gli oneri per la gestione del piano straordinario d’accoglienza dei migranti sono a carico dello Stato. A marzo, circa 40 migranti  sbarcati sulle nostre coste e portati a Rovereto, erano fuggiti subito dopo l’arrivo, dandosi alla clandestinità. In quell’occasione le autorità non avevano  neanche fatto in tempo a identificarli. I migranti, infatti, che con l’abolizione del reato di clandestinità non sono sottoposti ad alcuna misura coercitiva, possono quindi allontanarsi liberamente. Nel caso dello stupro di Rovereto, come sarà possibile trattenere contro la loro volontà i 70 migranti che verranno sottoposti alla prova del Dna? Facile supporre che il colpevole non aspetterà di essere identficato.