Fratelli d’Italia in piazza contro il Senato modello Renzi. Tutti con la maschera del premier

Tutti con la maschera di Matteo Renzi, «perché questo è quello che vuole: un Parlamento di suoi cloni, di nominati, che rispondo alle segreterie di partito e non al popolo italiano». In un pomeriggio romano in cui si sono sfiorati i 30 gradi, Fratelli d’Italia ha manifestato al Pantheon contro riforme istituzionali che – è la denuncia – riducono al lumicino gli spazi di democrazia in Italia. In serata la manifestazione si è spostata tre isolati più in là, davanti a Palazzo Madama, dove i gruppi politici sono stati impegnati tutto il giorno nell’esame delle riforme, nella presentazione degli emendamenti e, soprattutto, in sedute frenetiche per concordare linee, smussare spigoli e mettere a tacere le voci di dissenso. Sulla Camera Alta è calato anche Beppe Grillo, non per «dettare la linea, ma – è stata la versione fornita ai cronisti – per salutare i parlamentari e a rassicurarli». In realtà, sul tavolo c’è l’incontro pendente con il Pd sulla legge elettorale e il leader cinquestelle è stato colto mentre diceva ai suoi che «giovedì vediamo cosa fare». Di più, è stato colto ad avvertire che «Casaleggio a settembre prenderà casa a Roma, anche per coordinare l’indirizzo generale del Movimento». È la rappresentazione plastica del verticismo, specialità in cui il M5s ha brillato come nessuno.

In qualche modo, dunque, mentre Fratelli d’Italia è in piazza, al Senato va in scena il Parlamento che verrà se queste riforme andranno in porto. «Fratelli d’Italia manifesta contro una Camera di nominati, un Senato di cooptati, un Parlamento di immuni che non risponde al popolo, ma alle segreterie di partito», spiega Giorgia Meloni. Alle sue spalle alcune decine di militanti con le maschere di Renzi calate sul volto e lo striscione «Senatori nominati e immuni. No al renziero unico». Ci sono anche Gianni Alemanno e Ignazio La Russa, in camicia l’uno e con la cravatta infilata nel taschino l’altro. «La nostra sfida è ridare potere agli italiani, con un presidente della Repubblica eletto direttamente e i parlamentari scelti dai cittadini», chiarisce la presidente del partito. Su un piccolo banchetto, al Pantheon, ci sono anche le quattro petizioni che FdI ha presentato qualche giorno fa per «ripartire dai contenuti». Insieme alla questione dei marò, a quella dei matrimoni gay e delle primarie del centrodestra, c’è anche la raccolta di firme per l’elezione diretta del Capo dello Stato. Un tema ignorato dal pacchetto riforme di Renzi, ma tutt’altro che marginale per costruire una Repubblica moderna e partecipativa, l’esatto contrario di quello che sta avvenendo in queste ore. «Renzi, lo smatellatore della democrazia italiana, non è stato mai eletto», ricorda un militante al megafono, elencando tutte le misure che concorrono a rendere sempre più marginale la capacità decisionale dei cittadini: oltre al «Senato di cooptati immuni» e alla «Camera di nominati», l’abolizione del decentramento previsto dal Titolo V della Costituzione, l’innalzamento del numero di firme richieste per l’indizione dei referendum, la legge elettorale. «Renzi – viene detto ancora al megafono – fa i conti sul 40% delle europee: con quei voti sarebbe in grado di scegliere 70 senatori e determinare anche l’elezione del presidente della Repubblica. Forza Italia è complice di tutto questo. Noi, invece, vogliamo che siano i cittadini a scegliere».