Francia, anche la sinistra contro l’utero in affitto. In Italia invece gli intellettuali firmano solo appelli inutili

È ancora una volta ciò che accade in Francia ad aprire una prospettiva di riflessione sui temi della bioetica. Ciò che è avvenuto per i matrimoni gay, con un ampio dibattito e manifestazioni di piazza che hanno contribuito non poco al declino di popolarità di Hollande, accade ora sul tema della maternità surrogata. Di recente infatti il quotidiano Libération ha pubblicato una lettera-appello al presidente Hollande sottoscritta da decine di intellettuali di sinistra e da nomi pesanti della gauche come Jacques Delors e Lionel Jospin, l’ex ministro della cultura Catherine Tasca, la femminista Yvette Roudy, l’esponente del partito comunista francese Marie-George Buffet. Nomi cui si aggiungono associazioni per il diritto all’aborto, sigle storiche del femminismo e circoli per i diritti delle lesbiche. Che cosa chiedono a Hollande? Di opporsi alla legalizzazione dell’utero in affitto, che porterebbe alla mercificazione della donna e della persona, sottomettendo la dignità dell’uomo alla legge della domanda e dell’offerta. Lo scorso 26 giugno infatti la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sanzionato la Francia perché non riconosce i figli di coppie francesi nati all’estero con l’utero in affitto.

“Il contratto di maternità surrogata – si legge nell’appello – è contrario al principio di rispetto della persona, tanto della donna che porta in grembo il bambino commissionato, quanto del bambino oggetto di  contratto e commissionato da una o due persone, che si sviluppa nel grembo della ‘portatrice’ per poi essere consegnato. Gli esseri umani non sono cose, e confidiamo nel vostro impegno a vigilare, in quanto presidente della Repubblica, su questo valore fondamentale della nostra società”.

Peccato che da noi la sinistra abbia altro a cui pensare e appaia molto arretrata rispetto alla profondità dei problemi che interessano i cugini d’Oltralpe e che hanno sempre al centro il tema dello sfruttamento. Come ricorda Avvenire, il quotidiano della Cei, in Francia una storica come Marie-Josèphe Bonnet nel suo ultimo libro Adieu le rebelles! può denunciare la pretesa del figlio su commissione come frutto dell’«involuzione maschilista del movimento omosessuale». Da noi è tutta un’altra musica: i sindaci, incapaci di amministrare i territori di cui sono responsabili, fanno a gara nel produrre inutili delibere pro-gay. Non viene loro neanche lontanamente in mente che consentire che un essere umano sia il risultato di un accordo finanziario è l’ultimo atto di quella deriva capitalistica che un tempo i “compagni” sognavano di combattere.