Francesco Piccolo vince lo Strega. Fulvio Abbate attacca: un nome imposto dalla P2 culturale di sinistra

Alla fine the winner is… Francesco Piccolo. Lo sapevano tutti. Lo avevano scritto tutti. E si chiama infatti Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) il libro che ha vinto il premio Strega,  benedetto dal mainstream fin dalla sua uscita perché perfettamente in linea con lo spirito del tempo: pagine dove trovi il rimpianto dell’era berlingueriana e il disprezzo per ciò che sarebbe avvenuto dopo. E Tutti, ricordiamolo, era il titolo dell’Unità per i funerali di Berlinguer (giornale cui Piccolo ha collaborato sotto la direzione di Concita De Gregorio). E’ stato notato che lo slogan renziano “cambiaverso” allo Strega non funziona, quell’ambiente che certifica l’alleanza tra il potere e le case editrici che sono i veri suggeritori dei potenti è impermeabile a ogni forma di rottamazione. Lo scrittore Fulvio Abbate è stato il più tenace nel criticare l’arroganza con cui quella che lui chiama “la P2 di sinistra” ha imposto la vittoria di Piccolo (già vincitore del David di Donatello per la sceneggiatura de “Il capitale umano” di Virzì e autore del festival di Sanremo targato Fazio).

“Ha vinto la prevedibilità” – sottolinea Fulvio Abbate, che aveva provocatoriamente candidato allo Strega il suo ultimo romanzo, Intanto anche dicembre è passato. “Da mesi noi sapevamo che questo signore avrebbe vinto lo Strega e lo ha vinto al di là di qualsiasi ritegno. Io ho votato Scurati turandomi il naso. Ma il controllo dei pacchetti di voti è tale che loro sapevano già che Piccolo avrebbe vinto e la sicumera s’era già vista quando lui è andato da Lilli Gruber in tv”.

Abbate non nega che il marketing su Berlinguer abbia avuto un suo peso: “Sai, Berlinguer è una specie di Padre Pio della sinistra che non ha più luogo, questo è un libro strumentale che si serve di questi elementi avendo un supporto pubblicitario e di consenso notevole. Già da prima che uscisse si aveva la certezza che avrebbe vinto lo Strega”. Un premio che è stato vinto, in realtà, dalla P2 culturale di sinistra che sarebbe “veltroniana nell’intimo”. Questa la tesi di Fulvio Abbate: “altrimenti non si spiegherebbe come mai hanno vinto lo Strega Veronesi e poi Nesi”.

Anche Piccolo vince, alla fine, perché “è organico a una certa narrazione della realtà che è quella che discende dal veltronismo dove la complessità è solo apparente. Allo Strega vincerebbe anche una risma di fogli di carta bianca se lo imponesse la P2 culturale di sinistra, io ho scelto di essere un artista e credo che un artista abbia il dovere di essere come un piede di porco che forzi gli infissi del luogo comune. Noi abbiamo il dovere della sovversione altrimenti facevamo un altro lavoro, avrei fatto il coltivatore di kiwi. Purtroppo nel ruolo di sovversivo mi trovo solo e isolato, peccato perché il loro immaginario è di una povertà assoluta, capisci, si va da Italia Germania 4-3 alla Nutella. Basta. Tutto qui”.