Finisce in tribunale la satira sul bacio gay di Gesù su Rai 2. Brandi: «Non è una guerra di religione, ma di buon senso»

Passi il dibattito sui vangeli apocrifi. Sul presunto – o meno – matrimonio di Gesù. Ammettiamo pure la liceità di operazioni editoriali e scommesse cinematografiche mirate più a stupire e ad intrattenere che a proporre tesi e a catechizzare. Ma dal volume discutibile al film di successo, passando per il romanzo fanta-storico, arrivare allo sketch blasfemo che offende convinzioni religiose, intelligenza e buon gusto prima ancora che il comune senso del pudore, è davvero troppo. Eppure è accaduto (a fine maggio): e come nel più imprevedibile – e inammissibile – dei copioni, in fascia protetta e sulla tv di servizio. Cioè: dopo il tg delle 20.30 su Raidue. Il contenitore è quello di Lol – acronimo di laughing out loud, traducibile in ridere grossolanamente, a crepapelle, slang in uso nelle chat, nelle email, negli sms, nei forum, insomma in quel calderone che è la Rete – una serie televisiva canadese le cui puntate concentrano in circa dieci minuti gag la cui comicità punta tutto sulla sorpresa finale che ribalta lo scenario iniziale, senza porsi il dubbio se ridere dissacrando o offendendo sia opportuno o meno. Così, accade che nel canovaccio di una puntata di fine maggio, articolato come di consueto su cinque attori pronti a vestire di sketch in sketch i panni di personaggi sempre diversi, inscenando situazioni sul crinale del surreale, si cerchi di far ridere, inopportunamente, puntando a stupire con una scena paradossale ispirata all’Ultima Cena, in cui un Gesù in versione scapigliata, seduto accanto a un’affascinante Maddalena, si ritrova a baciare l’apostolo che gli siede accanto, trasformando il momento conviviale in un matrimonio omosessuale ante-litteram. La cosa, naturalmente, ha indignato la gran parte dei telespettatori e indotto le associazioni Pro-Vita onlus e Giuristi per la Vita a presentare all’epoca della messa in onda un esposto alla Procura della Repubblica. E non solo.

«Noi abbiamo fatto una denuncia penale specifica al tribunale e, con l’organizzazione Citizen Go, organizzato una petizione che sarà inviata ai vertice di viale Mazzini, all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e alla Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi», ci dice Antonio Brandi da noi contattato, a nome dell’associazione Pro-Vita onlus.

Una vicenda che desta sconcerto e indignazione…

Ma lei pensi se fosse accaduto un fatto analogo riferito a Maometto o ad Allah: il rogo sarebbe stato il minimo da ipotizzare… Per una vicenda di satira indirizzata all’Islam qualche anno fa ricordo che fu licenziato il direttore di France Soire. Che si infiammarono le piazze di mezza Europa. Che si infervorarono polemisti e integralisti. Noi invece viviamo in un Paese in cui può tranquillamente accadere che in un liceo prestigioso come il Giulio Cesare di Roma venga fatto leggere agli studenti un romanzo porno-gay: altra iniziativa che come associazione abbiamo denunciato. Così come abbiamo denunciato l’Arcigay per la distribuzione in altre scuole del Paese di un analogo pamphlet porno-gay.

Dunque non si tratta solo di sdegno di matrice cattolica?

La nostra non è tanto una battaglia di religione, quanto di buon senso e di sensibilità etica che si ricollega, idealmente, a quanto denunciato e paventato in un rapporto presentato in Inghilterra nel 2011, commissionato dal locale ministero degli Interni, intitolato Sessualization of the Youth Report (Report sulla sessualizzazione della gioventù): un’indagine in cui è stato dimostrato come questo eccesso di sessualizzazione delle nuove generazioni abbia portato a un aumento dei casi di stupro, di pedofilia, di abortività pre-adolescenziale. Una propaganda, insomma, quella sulla sessualizzazione in generale, e sui diritti omosessuali e transgender in particolare, che lancia messaggi devianti mirati a sdoganare mediaticamente la trasversalità, la promiscuità e la trasgressività sessuale tra gli adolescenti.

Come se tutto fosse omologabile sotto il segno della normalità?

Non solo: come se tutto fosse utile a mercificare il sesso a qualunque livello. Un business, del resto, quello del sesso, che serve a finanziare l’industria pornografica e quella dei contraccettivi che, non a caso, fatturano miliardi di profitti. Come possiamo stupirci, allora, del fenomeno baby squillo o dell’incremento degli episodi di pedofilia, di adescamento e sfruttamento dei minori?