Fecondazione eterologa. Nas alla clinica Matris di Antinori per fare luce sui pasticci dopo la sentenza della Consulta

Per quasi tre ore i Nas sono rimasti nella clinica Matris di Milano dove è stata effettuata una delle prime gravidanze con fecondazione eterologa a tre mesi dalla sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la legge 40.  Hanno acquisito le cartelle cliniche e hanno costantemente tenuto informato il ministro Beatrice Lorenzin dello svolgimento dell’ispezione. Come suo costume il direttore Severino Antinori (che non era presente in clinica ma è stato avvisato via telefono)  ha replicato duramente: «È un atto intimidatorio del ministro Lorenzin che si dovrebbe dimettere, sono pronto a querelarla per abuso d’ufficio. Ho agito secondo le regole e dopo la sentenza della Corte costituzionale la fecondazione eterologa si può praticare in Italia, tranne che per il ministro». Sarebbero almeno  altre tre le gravidanze avvenute a Roma attraverso fecondazione eterologa, che, secondo la ricostruzione entusiasta di Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, «torna così ufficialmente ad essere praticata con successo nel nostro Paese. Ho conosciuto la prima coppia che grazie a un dono di gameti ha ottenuto una gravidanza e ha voluto condividere con noi l’immensa gioia di una battaglia portata avanti da dieci anni contro i divieti della legge 40». L’altra gravidanza con eterologa è stata annunciata appunto da Severino Antinori, uno dei pionieri della fecondazione assistita senza se e senza ma, direttore della clinica dove è avvenuto il concepimento. Protagonista una coppia pugliese, con problemi di fertilità dal lato maschile, che per tre volte aveva tentato la Fivet senza successo in Spagna. Nella clinica milanese è stato utilizzato il seme fornito da un donatore in forma anonima, che si era rivolto alla struttura dopo la sentenza della Corte. Senza le «necessarie normative di sicurezza e per la tracciabilità dei donatori, l’applicazione delle tecniche di fecondazione eterologa presenta un concreto profilo di rischio», ha commentato preoccupata la vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, Eugenia Roccella, che ha lanciato un appello al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, affinché intervenga per impedire situazioni «fuori dalle regole». «Ci dovrebbero essere delle nuove autorizzazioni da parte delle Regioni ai centri di procreazione, in particolare sulla questione relativa alla selezione dei donatori per l’eterologa, che richiede particolari controlli sanitari; ancora, però, non c’è nulla. Dunque, chi agisce si assume in proprio la responsabilità».