Emergenza rifiuti anche sul K2. Le foto di un italiano fanno il giro del web (e accusano un noto alpinista austriaco)

La chiamano “la montagna degli italiani” perché fu una spedizione tricolore, nel 1954, a scalarla per prima. A sessant’anni esatti dall’impresa guidata da Ardito Desio e realizzata da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, un altro italiano lega il suo nome a quelle vette, sebbene in una situazione totalmente diversa.

L’alpinista Giuseppe Pompili ha scatenato un caso planetario scattando una foto e postandola sul web: mentre era di passaggio al campo base del Broad Peak, vetta a poca distanza dal K2 e considerata sua “sorella minore”, ha scoperto e immortalato un cumulo di immondizia. La “discarica” era stata lasciata lì dalla spedizione di David Lama, un noto scalatore austriaco, il primo a percorrere in arrampicata libera la celebre Via del compressore sul Cerro Torre, in Patagonia. Della rimozione si è poi occupata l’agenzia che ne gestisce la logistica, ma con un ritardo sufficiente a scatenare il caso. La denuncia di Pompili rappresenta, a suo modo, un primato, perché porta per la prima volta all’attenzione del grande pubblico uno dei problemi più sensibili dell’alpinismo di oggi: la necessità di una cultura ambientalista, che troppo spesso manca perfino in uno sport in cui un rapporto di rispetto e deferenza nei confronti della natura dovrebbe essere fisiologico. Sui siti specializzati l’argomento tiene banco da anni, ma mai era diventato oggetto di un dibattito così allargato. «La spedizione di Lama si é affidata a un’agenzia che, al momento di abbandonare il campo base, ha arruolato dei portatori per trasportare i carichi degli alpinisti alla nuova destinazione, ma non ha trovato portatori in numero sufficiente per portar via la spazzatura», ha chiarito Agostino Da Polenza, presidente dell’associazione Evk2Cnr che coordina il progetto Keep Karakorum Clean per le campagne di pulizia del Baltoro. Da Polenza si è detto certo che «Lama nulla sapesse del problema e sono anche sicuro che i responsabili dell’agenzia abbiano abbandonato l’immondizia con la certezza di riuscire a farla recuperare in un modo o nell’altro». Ma nel frattempo corvi e vento hanno sparpagliato i rifiuti ovunque. A quel punto, ha aggiunto Da Polenza, «l’agenzia ha rimediato scaricando la responsabilità su Keep Karakorum Clean, dopo aver lasciato 20 euro per pagare 5 portatori che hanno ripulito l’area». «Scaricare furbescamente la responsabilità di un proprio errore con l’idea di farselo aggiustare da altri al prezzo di 20 euro – ha concluso – non pare proprio onorevole. Era più semplice ammettere l’errore e chiedere scusa».