E ora tutti a lodare la Germania dal volto simpatico. Quello di Götze, non quello della Merkel…

È proprio vero che in Italia il cambio di bandiera è robetta da nulla. Appena finito di sentirsi tutti brasiliani per la batosta storica del 7 a 1, appena finito di tifare l’Argentina per la solita atavica storia dei latini contro i crucchi, dei popoli emergenti contro i popoli arroganti, ora tutti i complimenti sono per la Germania. Una squadra che ha meritato il primato sul campo, ha vinto di lusso la coppa del mondo, ha mostrato un volto simpatico, quello di un calcio determinato e giovane, rimettendo al posto che meritavano i deliri ideologici sul quarto Reich e sulla Merkel crudele affamatrice di genti.

Paolo Lepri sul Corriere ci spiega che hanno vinto “i nuovi tedeschi” non i cattivoni di sempre… Gianni Riotta sentenzia che la Germania ha spazzato via “l’immagine cupa costruita nel secolo scorso”. Complici le mogli e i bambini allacciati ai campioni esultanti. Repubblica, dopo che la penna di Concita De Gregorio aveva svillaneggiato i tedeschi equiparandoli ad algidi torturatori nazi dei poveri brasiliani, scomoda Schopenhauer: “Vince la Germania, ovvero il calcio come volontà e rappresentazione”. La Stampa si concentra sull’autore del gol della vittoria, Mario Götze, “bimbo del postcomunismo”. Tanto colore dunque mentre sui social gli internauti si concentrano su quella che è stata a tutti gli effetti anche un’inedita sfida tra i papi, quello argentino e quello tedesco, e non risparmiano perfidie alla Merkel tipo: “ai giocatori non è stato detto che dopo dovranno, tutti, baciare Angela…”.

Tra scherzi e sfottò, si fa strada però una verità importante: la Germania ha investito da tempo su questo risultato. “La Germania – ci spiega Stefano Barigelli sul sito del Corriere dello Sport – è campione del mondo per la quarta volta (agguantando l’Italia) non solo perché è ricca, quanto perché con i soldi sa cosa farci. Sui dieci anni della rinascita tedesca dopo il fallimento agli Europei del 2004 è stato detto tutto: la creazione di 366 centri di formazione per giovani calciatori, i 29 centri di coordinamento, i 2,5milioni di euro che la federazione spende ogni mese per la loro manutenzione. Il risultato degli investimenti e della programmazione è stato sintetizzato nel secondo supplementare dalla stilettata di Götze”. E l’Italia? L’Italia si accapiglia e discute ora sui capricci di Balotelli ora sull’ultima velina fotografata con il campione e poi, in finale, ci vanno gli altri.