Da Goldrake a Telemaco: non convince neanche i renziani la citazione omerica del premier

La “generazione Telemaco” citata da Matteo Renzi nel suo discorso a Strasburgo è risultata citazione poco convincente. Un classicismo accademico. Un mito troppo lontano, impreciso e poco evocativo per sfondare nell’opinione pubblica. A parte le scontate ironie su Twitter, Telemaco – come ha fatto notare lo psicanalista Massimo Recalcati – è il figlio giusto in debito verso i padri. Dunque un simbolo che stride con l’idea della rottamazione e anche della discontinuità tra vecchi e giovani che il premier aveva propagandisticamente messo in campo.

Da destra a sinistra si fa notare a Renzi che il riferimento è inappropriato, poco azzeccato. Scrive Il Foglio che “Telemaco ebbe bisogno di suo padre Ulisse per non essere rottamato dai Proci”. Ma è soprattutto Europa, testata renziana della prima ora, a far notare che il personaggio omerico scelto non è proprio il migliore dei miti. Scrive Mario Lavia: “La citazione rimanda a studi lontani e confusi dai quali emerge il ricordo di un personaggio-non personaggio, una figura che non germoglia, non cresce e anzi finisce male (almeno in tante varianti dell’originale mito omerico), lasciando nella memoria imperitura dell’umanità piuttoso il padre Ulisse come il vero grande eroe dell’avventura umana. Il Padre, non il Figlio”.

E allora che cosa voleva annunciare Renzi? Che intende forse passare dal decisionismo di Goldrake all’attendismo di Telemaco, in eterna attesa che si riveli il “padre” più capace di lui di salvare la sua patria e la sua famiglia?