Da 50 anni il topless sulle spiagge, debuttò nel 1964 mentre l’Italia cantava “Non ho l’età”

Ha mezzo secolo ma non li dimostra. È il topless, sogno tuttora proibito per moltissime tra teen ager, signore in linea e velone dal seno cascante. Un fascino neppure scalfito dalla stroncatura (“è volgare”) che gli riserverà nel 1995 il sociologo francese Jean Claude Kaufmann.

Correva l’anno 1964: l’Italia è alle prese con il “tintinnìo di sciabole” che di lì a poco avrebbe portato i giornalisti Eugenio Scalfari e Lino Iannuzzi ad accusare di golpismo il generale De Lorenzo, già direttore del Sifar – i Servizi dell’epoca – e soprattutto comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. Un’accusa che avrebbe lambito il Quirinale del presidente Antonio Segni. La Dc di Moro prova l’intesa con i socialisti di Nenni. I comunisti sono alle prese con la successione a Togliatti, che morirà in agosto.

È dunque un’estate a dir poco calda quella del ’64. Non solo sotto il profilo climatico o politico ma soprattutto sotto quello delle mode e delle tendenze. Anzi, è proprio dagli stilisti che parte quella rivoluzione dei costumi che di lì a poco sarebbe sfociata nella contestazione del ’68 e nella rivoluzione sessuale. A Londra nasce la minigonna. La disegna una stilista trentenne, Mary Quant, ed è subito un boom. Gli Stati Uniti rispondono con il californiano Rudi Gernereich, l’inventore del topless, il costume da bagno senza reggiseno che avrebbe mandato le donne in spiaggia “con le tette al vento”, come avrebbe cantato dieci anni più tardi Francesco Guccini.

Mezzo mondo grida allo scandalo. Già il bikini – il costume femminile a due pezzi – era apparso a molti un confine difficilmente valicabile. Ora, invece, il taglio di Gernereich convince tutti che è stato osato l’inosabile. Il conflitto tra due mondi, specie in Italia, è percepito ancora in tutta la sua interezza: da una parte c’è un Paese che guarda con diffidenza se non con autentico timore ad innovazioni troppo ardite,  che considera autentici salti nel buio, e ce n’è un altro che invece pensa di vincere la gara della modernità mandando al macero tutto quel che sa di tradizione. Il solito  estremismo italico. Mentre infuria la polemica, a Sanremo una giovanissima Gigliola Cinquetti si aggiudica il festival con “Non ho l’età”. Un titolo che sembra fatto apposta per scoraggiare le giovanissime dal farsi tentare da topless e minigonne. Ma sarà ancora per poco.