Crisi, anche Berlino non tira più: nuovo calo di fiducia nelle imprese tedesche

Nuovi segnali negativi per l’economia della zona euro, e sempre dalla Germania: dopo la frenata del pil di qualche giorno fa, che ferma il secondo semestre sulla stagnazione, oggi è la fiducia delle imprese a segnare un nuovo calo, il terzo consecutivo. Nel frattempo la Francia, sempre più in difficoltà con i suoi conti, sarebbe orientata a chiedere alla Commissione europea un nuovo rinvio – il terzo – sul taglio del deficit, e a rilanciare con maggiore enfasi la battaglia sulla flessibilità del Patto di stabilità e di crescita, con il premier Valls che si appresta a fare «un tour europeo per convincere i suoi partner», scrive Le Figaro. La situazione della zona euro è più critica del previsto, e da mesi il presidente della Bce Mario Draghi avvertiva dei rischi di una ripresa disomogenea. Anche il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan aveva parlato di una «debolezza più ampia e persistente di sei mesi fa». Timori confermati dal Fondo monetario internazionale, che ieri ha dimezzato le stime di crescita per l’Italia (+0,3% per il 2014) e rivisto al ribasso quelle della Francia (+0,7%). E nonostante per la Germania il Fmi veda una crescita anche più alta del previsto (+1,9%), l’andamento del secondo trimestre continua a preoccupare. Alla frenata di Pil e produzione industriale, che sconta i rischi della crisi ucraina, oggi si aggiunge il terzo calo consecutivo dell’indice Ifo che monitora il clima di fiducia delle imprese, che a luglio passa da 109,7 a 108. Sul fronte Ue-28, invece, la Gran Bretagna segna una crescita dello 0,8% nel secondo trimestre, torna ai livelli pre-crisi, e conferma la frammentazione della ripresa in Europa. è proprio sulle difficoltà tedesche che conta la Francia, sempre più indietro con la riduzione del deficit e pronta a bussare alla porta di Bruxelles per chiedere il terzo rinvio sugli obiettivi concordati, e previsti dalla procedura per deficit eccessivo ancora in corso. Secondo Le Figaro, il premier Valls farà a settembre «un tour europeo per convincere i suoi partner, a partire dalla Germania, che serve maggiore flessibilità nel patto di stabilità». E con un’Eurozona ancora debole, su cui pesano le difficoltà di grandi Paesi come Italia e Francia, la speranza di Parigi è che Berlino possa ammorbidire la sua posizione sull’interpretazione della disciplina di bilancio. Ma l’argomento di Parigi è stato più volte contestato sia dalla Merkel che dalla Commissione Ue: i due rinvii sul taglio del deficit concessi alla Francia – dicono – dimostrano che la flessibilità del Patto è già stata utilizzata. E’ anche per questo che Berlino è scettica sulla mira francese alla posizione di commissario agli affari economici: avrebbe un conflitto d’interesse difficile da nascondere.