Confronto acceso tra Forza Italia e Ncd. Riparte il “cantiere”. Meloni: «Ma ora, basta ipocrisie»

È tempo di voltare pagina. Archiviata la sentenza Ruby si torna a ragionare di politica e del futuro del centrodestra. Il “cantiere” si mette di nuovo in modo e si torna a discutere di primarie, di coalizione, del rapporto con il Nuovo Centrodestra di Alfano, del ruolo della Lega. Il dibattito è animato, federare il centrodestra è l’orizzonte di tutti ma il confronto si accende soprattutto sul fronte dei rapporti Forza Italia-Ncd, per il quale si esprime in modo netto Schifani, il capogruppo al Senato: «Se qualcuno pensa che questo verdetto ci restituisca Berlusconi nuovamente leader incontrastato del centrodestra, magnete attorno al quale ricostruire un’alleanza politica vincente e alternativa alla sinistra, si sbaglia», sostiene Schifani che lancia per ottobre una costituente dei popolari italiani. «Sono convinto – conclude – che Berlusconi possa ancora dare alla politica, rivestendo un nuovo e diverso ruolo, da aggregatore di un’alleanza di centrodestra nella quale lui non sarà più l’azionista di maggioranza». Non piace in casa Forza Italia che il Nuovo centrodestra pensi di di dettare le condizioni a FI e alla futura coalizione e soprattutto ritenga di dover dettare l’agenda a Berlusconi. In sostanza il Ncd chiede che il partito del Cav chiarisca i rapporti con la Lega antieuropeista, la sua permanenza nel Ppe e altri aspetti programmatici. «Non mi pare che in una coalizione il partito più piccolo, Ncd, e che per di più va a braccetto con il Pd  sia nella posizione di poter dettare le condizioni ai partiti più grandi», replica Licia Ronzulli, dell’ufficio di presidenza di FI, mentre il senatore Altero Matteoli di FI richiama tutti all’equilibrio: «Leggo dichiarazioni su cosa dovrebbe fare Berlusconi, dopo la sua assoluzione, davvero incomprensibili e mi auguro che prevalga rapidamente il buon senso e il realismo politico, senza i quali si regalerebbero alla sinistra molti anni di dominio politico incontrastato».  In quest’ottica «continuo a ritenere necessario riunire le varie anime del centrodestra, nessuna esclusa, su un programma comune e con una leadership riconosciuta, quella di  Berlusconi. Altre possibilità, in atto e nel medio periodo, non si vedono e non ci sono, perché i voti e la capacità di attrarli non sono un optional».

Così, mentre Giovanni Toti, il consigliere politico di Berlusconi, rilancia la Consulta del Centrodestra e Matteo Salvini pone chiari “altolà” agli alleati possibili su euro, gay e  immigrazione, la presidente di Fratelli d’Italia-An, Gorgia Meloni invita tutti alla chiarezza: «Basta doppiezze e basta ipocrisie: non è più tempo di vecchi partiti e vecchie logiche», afferma senza mezzi termini. «Se qualcuno pensa che FdI- An si metterà intorno a un tavolo con questi presupposti per restaurare schemi fallimentari e passati si sbaglia di grosso. È tempo di azzerare tutto e di rifondare qualcosa di nuovo: un centrodestra coerente, che lavori per risolvere i problemi degli italiani e che riparta dalla partecipazione». Primarie, dunque, «uno strumento, il metodo per far scegliere agli italiani non solo leadership e nomi ma il modello di centrodestra più credibile, con i suoi valori, i suoi programmi, i suoi riferimenti culturali e ideali». Ci vorrà «tempo e pazienza per riunire un’ampia coalizione di centrodestra», chiosa Maurizio Gasparri. Servirà anche «pazienza in questa fase per evitare di rispondere punto su punto ad affermazioni che in certi casi non hanno un rapporto con la realtà». Ma il destino – assicura – di una riunificazione del centrodestra «è inevitabile. Se non si vuole consegnare l’Italia a una sinistra dalle mille promesse bisognerà ritrovare un terreno comune».