Calcio, Tavecchio chiede la benedizione di Palazzo Chigi per la corsa alla presidenza Figc

Si alza il sipario sul futuro del calcio italiano, chiamato ad un cambiamento strutturale dopo il fallimento mondiale e le relative dimissioni dei vertici federali. Martedì è un giorno importante, e per certi verso fondamentale, per cercare di mettere a fuoco le strategie a breve e medio termine, sia per il dopo-Abete che per il dopo-Prandelli: è il giorno in cui il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Carlo Tavecchio, deciderà se candidarsi o meno alla presidenza della Figc. Sarà in calendario a Roma la riunione del Direttivo della Lnd con la presenza dei 20 presidenti dei vari comitati regionali più quello della divisione calcio a 5. Tavecchio chiederà alla base l’assenso per la candidatura. Soltanto se l’appoggio sarà unanime – filtra – allora scioglierà le riserve per lanciarsi nella corsa alla presidenza Figc, in vista del Consiglio federale dell’11 agosto. «Per ora non posso dire niente, ma domani saprete – è la mezza ammissione di Tavecchio – In questo momento bisogna solo aspettare». Il suo omologo della Lega Pro, Mario Macalli, invece, è meno abbottonato. «Nel giro di sette giorni vedrò tutte e 60 le società della nostra Lega, farò il quadro della situazione, poi saranno i dirigenti a decidere – osserva – Spiegherò che c’è un’ipotetica candidatura e noi avremo il compito di fare una volta tanto gli interessi di tutti. Quasi sicuramente, la Lega Pro appoggerà Tavecchio». Conti alla mano, dunque, per la volata finale che vale la poltrona più importante della Figc, i giochi sembrano fatti. Tavecchio ha i voti della “sua” Lega, quella Dilettanti (34%), di una parte della Lega di A (8%), della Lega Pro (17%) e probabilmente anche degli arbitri (2%). Conti alla mano siamo oltre il 60% complessivo. Per essere eletti presidente della Figc basta il 51% nella terza votazione. Ma il possibile nuovo padrone del vapore, come ha più volte sottolineato, punta a un Consiglio federale forte, compatto, in grado di varare determinate norme, a cominciare da quelle statutarie. Male che vada, a Tavecchio basterebbe allearsi con Macalli per strappare il 51% e prendere il posto di Abete. C’è chi parla di frequenti visite a Palazzo Chigi di Tavecchio, per incontrare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega allo sport, Graziano Delrio. Una delle questioni più spinose è legata all’abolizione del vincolo dei calciatori (che impedisce di cambiare società), per il quale l’Aic da tempo si batte; potrebbe essere questo il primo provvedimento del nuovo presidente. Il tutto, ovviamente, dopo avere scelto il nome del nuovo ct azzurro: la pole position resta in mano a Francesco Guidolin (con Antonio Cabrini), considerato l’usato sicuro e a prezzi altamente vantaggiosi.