Brunetta: anche Draghi smentisce Renzi, la manovra è sempre più vicina

«Mario Draghi non ne può più. La cassetta degli attrezzi della Banca Centrale Europea per affrontare la crisi dell’euro l’ha usata tutta e adesso si appella ai governi: “Facciano le riforme strutturali”. Altrimenti gli effetti delle decisioni di politica monetaria non si trasmettono all’economia reale». Lo dice il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, che così prosegue: «Con questa affermazione Draghi non si rivolge solo ai Paesi che negli ultimi anni hanno subìto attacchi speculativi (Italia, Spagna, Irlanda, Grecia, Portogallo), ma a tutti i Paesi dell’Eurozona. Perché gli effetti positivi delle riforme in un Paese si riflettono anche sugli altri Stati membri dell’Unione. Su questo, pieno accordo con il ministro Padoan, che del motto “riforme in tutti i Paesi” ha fatto il suo cavallo di battaglia nella riunione dell’Ecofin che ha presieduto martedì. Il punto su cui Mario Draghi e il governo italiano non sono d’accordo, invece, è un altro: il pareggio di bilancio. “La capacità dei governi di stabilizzare l’economia dipende dal tenere il deficit vicino allo zero”, ha detto Draghi. Altro che rinvio del pareggio di bilancio dal 2015 al 2016, come domandato dall’Italia alla Commissione europea ad aprile. D’altronde, la richiesta è stata già ufficialmente bocciata proprio dall’Ecofin presieduto da Padoan martedì. Il monito del presidente della Bce si aggiunge a quello del Consiglio europeo, della Commissione europea, dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. Di tutte le istituzioni europee, cioè, che nei diversi passaggi hanno partecipato alla stesura e approvazione delle Raccomandazioni al governo italiano. Altro che dibattito sulla flessibilità: quello è solo fumo negli occhi per nascondere la stabilità e crescita. Ne deriva una domanda: come farà il ministro Padoan a garantire il pareggio di bilancio nel 2015 – continua Brunetta – se ha basato la sua strategia di politica economica e tutti i suoi calcoli sul pareggio di bilancio nel 2016? Ecco perché diciamo che la manovra correttiva è sempre più vicina. Il giorno della verità è fissato al 20 settembre, quando il governo dovrà presentare al parlamento la Nota di aggiornamento al Def. E dovrà rivedere tutto l’impianto di politica economica. Cosa inventerà Renzi per giustificare il cambio di marcia? Lui è tranquillo, tanto le elezioni europee le ha già vinte. A preoccuparsi sono gli italiani», conclude Brunetta.