Boeing malese, per l’Occidente è colpa dei russi. Mosca: «Nessun missile, in zona c’era un caccia di Kiev»

A quattro giorni dal disastro del Boeing della Malaysia Airlines, l’informazione occidentale è praticamente tutta schierata. Sul campo e in redazione. Il dalli al russo è lo sport che al momento inviati di giornali e tv mostrano di gradire moltissimo. Certo, con tutte quelle povere vittime di mezzo, con quei 293 morti che non sapevano da dove li stessero facendo passare per risparmiare carburante, è esercizio piuttosto macabro. Ma dare addosso all’Orco cattivo è un lavoro incessante e meticoloso, con tanto di tesi già precostituita. Così, ad esempio, per farci sapere quanto cattivi siano questi questi filorussi, che poi non sono altro che russi e perciò sono amici di Putin, si offre il microfono agli ucraini di Kiev. Ora, è giusto intervistare anche loro, per carità, ma magari si potrebbe anche premettere che è gente che un qualche motivo di odio e risentimento, contro quelli di Donetsk che si vogliono separare, ce l’ha. Che, cioè, sono anch’essi parte in causa. Parte belligerante. Ma sembra non sia necessario specificarlo. Come quando si batte sulla indignazione occidentale per quelle vittime ammassate nelle celle frigorifere di un treno, quasi fosse stato meglio lasciarle sparse sul terreno in balia di caldo e animali. Indignazione che si nutre di rumors e che è zeppa delle immancabili prove «schiaccianti» in mano agli americani (i quali, su questo versante, hanno un bell’armadio pieno di bufale!).  In altri tempi, con la mitica Guerra fredda, si sarebbe chiamata disinformatia, e lo sarebbe stata a parti invertite. Oggi sembra solo una recita. Neppure di prim’ordine. E tuttavia ogni tanto qualcosa si apprende. Ad esempio che già il 14 luglio, tre giorni prima del disastro del Boeing, gli apparati di sicurezza di Kiev avevano segnalato che i separatisti erano in possesso di missili terra aria in grado di arrivare oltre i 10mila metri. Una vera notizia. Che si porta dietro una domanda. Talmente semplice che nessuno la fa. Ovvero, sapere se il governo ucraino abbia segnalato o meno il gravissimo pericolo alle compagnie di bandiera. Così come sarebbe bene avere, alla svelta, una risposta alla nota del ministero della difesa russo nella quale si afferma che quel maledetto 17 luglio non è stato notato il lancio di alcun missile vicino alla rotta del Boeing malese. E che, invece, i satelliti di Mosca hanno rilevato la presenza di un caccia ucraino Su-25. A un certo punto è sembrato che da Obama una replica arrivasse. Che gli Usa volessero finalmente mostrare tracciati, rilevazioni satellitari, fotografie e quant’altro in loro possesso. I russi glielo avevano pure chiesto. Direttamente. Ma l’aspettativa è andata delusa. «La Russia ha armato i ribelli. Adesso consenta agli esperti di espletare le indagini e dica ai separatisti di collaborare» è stata la risposta di Obama. E le prove schiaccianti del misfatto russo? Saranno rimaste dei cassetti della Cia.