Boeing abbattuto, 293 morti per risparmiare tempo e carburante è un prezzo umanamente insostenibile

La tragedia è enorme. Lo strazio delle famiglie coinvolte, indicibile. Sempre e comunque. Ma questa volta, a pensarci bene, per i poveri 293 morti del Boeing malese abbattuto sui cieli ucraini, rispetto a fatti che possono sembrare analoghi, c’è un di più. Un qualcosa che fa accrescere la nausea e l’irritazione. Commissioni di inchiesta ne verranno, spiegazioni anche. A bizzeffe. E forse dalle scatole nere si potrà pur avere una qualche certezza.  Ma se davvero alla domanda del perché di quella rotta per quel volo la risposta è stata individuata nel risparmio di tempo e di carburante, non si può far finta di nulla. Né di non voler capire. Capire che il colpevole, i colpevoli sono da individuarsi certo anche in chi ha scagliato anche per errore il missile che ha abbattuto l’aereo. Ma è anzitutto tra coloro che hanno deciso che il rischio valesse la candela che si deve cercare. Tra i responsabili della compagnia aerea che hanno deciso  le rotte. E che perciò hanno convenuto che da lì, da una zona dove è in corso una guerra vera e cruenta, si potesse comunque passare. Che hanno pensato che a quell’altezza, nonostante il costante crepitio delle armi  e una decina di aerei già abbattuti, il Boeing 777 non corresse veri rischi. Che, certo, quella rotta non era completamente sicura, ma che il calcolo delle probabilità inducesse comunque all’ottimismo. E perciò al risparmio. Il risparmio di tempo e di carburante.  Che costa tanto ed è una voce importantissima nei bilanci. Bilanci che più sono in attivo e meglio è. Soprattutto per le compagnie aeree sovente in difficoltà. Risparmi e ristrutturazioni aziendali che consentono ai manager di intascare sostanziosi stipendi e stock option da favola. Un altro frutto perverso della dittatura del profitto. Che ti bombarda di pubblicità, ti invoglia, ti stuzzica e infine ti sconta pure il volo senza però spiegarti da dove dovrai passare e cosa potrebbe accaderti. Perché è impossibile che accada. Anche se l’impossibile, alle volte, accade. Purtroppo.