Baghdad, 31 donne uccise nella “strage delle prostitute”. Freddato anche il protettore

Strage di prostitute a Baghdad. Sale a 31 uccisi, quasi tutte donne, il bilancio dell’assalto armato compiuto sabato scorso contro due presunte case d’appuntamenti a Baghdad. Lo riferisce il quotidiano iracheno Zaman citando un comunicato del ministero degli interni. Il primo bilancio parlava di 27 vittime, tra cui due uomini e 25 donne additate come “prostitute” che lavoravano in due appartamenti ritenuti equivoci nel quartiere di Zaytune, nella capitale. Le foto scattate subito dopo la sparatoria mostrano anche il corpo di un uomo riverso in una pozza di sangue, dalla polizia identificato come il magnaccia, e, accanto a lui, il suo presunto aiutante. Prima di essere uccisi, ai due uomini, le uniche vittime maschili del raid, sono state legate le mani dietro la schiena. In un’altra foto si vedono i corpi senza vita e zuppi di sangue di cinque donne che si erano rannicchiate nel bagno per tentare di fuggire alla furia omicida degli aggressori. In un altro scatto, sono visibili i cadaveri di alcune prostitute allineati in un salotto con il volto terribilmente sfigurato. Solitamente l’accesso alla strada che porta agli edifici 43 e 44, dove è avvenuto il massacro, è custodito da poliziotti e soldati. Secondo i residenti, lo sfruttatore, di nome Aws, era un personaggio molto potente nella zona, che pagava le mazzette ai funzionari e gestiva il suo business nei due edifici da anni. «Questo è il destino di qualsiasi prostituzione», è la scritta lasciata dagli aggressori sul portone d’ingresso di uno dei due edifici attaccati. Raid punitivi simili non sono rari a Zayouna, ma quello di sabato è stato uno dei più sanguinosi degli ultimi anni.