Arrivata a Gioia Tauro la nave dei veleni. Gasparri: «Dal governo una visione sprezzante del Sud»

È arrivata martedì mattina in porto a Gioia Tauro la nave statunitense Cape Ray. L’unità navale, partita dal porto spagnolo di Rota, imbarcherà mercoledì il carico di armi e sostanze chimiche consegnato dal governo siriano di Assad e, attualmente, in rotta verso la Calabria a bordo del cargo danese Ark Futura. La Cape Ray, che si occuperà di smaltire le sostanze chimiche in acque internazionali, è giunta in porto accompagnata dalle motovedette della Guardia costiera. È stata subito messa off limits l’area antistante il porto di Gioia Tauro dove è approdata la nave statunitense. A presidiare tutta la zona pattuglie di carabinieri, poliziotti e finanzieri, che hanno istituito posti di blocco lungo il perimetro dell’area portuale. Dalle recinzioni che costeggiano la strada di ingresso al porto è possibile vedere svettare altissime le grandi gru dello scalo. A poca distanza dal terminal container, sul lungomare, dove sono stati affissi i manifesti fatti stampare dal Comune per tranquillizzare la popolazione, i venditori di pesce, tra tranci di spada e fritture in offerta, non appaiono turbati più di tanto. Solo una donna, che ha appena acquistato del pescato, appare contrariata quando parla del marito, che lavora nello scalo ma che adesso è in cassa integrazione. «La verità – dice – è che la Calabria va bene solo quando c’è da fare lavori sporchi. Poi arrivederci e grazie». Per il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, di Forza Italia, «la decisione di portare a Gioia Tauro la nave dei veleni nonostante le proteste e le giustissime preoccupazioni degli abitanti dimostra ancora una volta la visione sprezzante che si ha del Mezzogiorno. Le Calabria e tutto il Sud meritano ben altra attenzione e soprattutto occasioni di crescita e sviluppo. Mentre altre operazioni certamente fruttuose sono portate in altri porti, come al solito alla Calabria è imposta un’impresa scomoda. A conferma che resta per questo governo di sinistra figlia di un Dio minore…»,ha concluso. «Su questa vicenda c’è stata disinformazione da parte delle istituzioni». A dirlo è Mimmo Macrì, del coordinamento portuali Sul di Gioia Tauro, mentre, a San Ferdinando, a ridosso dell’area portuale si susseguono le pattuglie delle forze dell’ordine che hanno stretto in una sorta di cordone sanitario la zona che tra qualche ora sarà interessata dalle operazioni di trasbordo delle armi chimiche siriane. «Questo territorio – aggiunge Macrì – non è pronto a fronteggiare un eventuale incidente all’interno del porto. Peraltro, non è chiaro il piano di evacuazione, con buona pace dei foglietti distribuiti alla popolazione e dei manifesti fatti affiggere dai Comuni. Se malauguratamente si dovesse verificare un incidente ai danni di uno di questi container, nessuno sa cosa potrebbe succedere. Da sempre noi abbiamo sollevato questo problema e del resto le case di San Ferdinando confinano quasi con le recinzioni della struttura portuale».