Arrivano le “scuse” dei tedeschi ai brasiliani. E in Italia, a sinistra, scoppia il caso “De Gregorio”

Il giorno dopo, quasi per un senso di colpa, arrivano anche le scuse ai brasiliani. Proprio come il capitano di quell’Uruguay Varela, che 64 anni fa aveva battuto i padroni di casa in un’altra terribile partita, anche il tedesco Bastian Schweinsteiger, che in questo mese di Mondiale ha più volte ribadito il proprio amore verso il popolo brasiliano, vuole chiedere scusa, rendendosi conto di ciò che significa questo 1-7 per la torcida verdeoro. «Dire che sono in pena per essere andato in finale ai Mondiali sarebbe grossa – ha detto il centrocampista del team di Loew -, ma vorrei chiedere scusa al Brasile, perchè so quanto dolore provocherà questo risultato. Non avrei mai immaginato che finisse con un punteggio del genere, ma abbiamo tentato di rispettare i brasiliani, calciatori e tifosi, continuando a giocare e a cercare la via della rete. A me la gente brasiliana piace molto, ho un affetto sincero per loro, e spero non se la prendano più di tanto. In fondo, a parte quest’ultima partita, la loro nazionale non era andata così male, anzi direi che aveva fatto un buon Mondiale».

Magnanimi, dunque, questi tedeschi, accusati da più parti di aver infierito sui brasiliani, di non essersi fermati, quasi ai limiti dell’evocazione del nazismo. Con punte di livore che anche sul web sono state colte nell’articolo di Concita De Gregorio su Repubblica, tutto giocato sulla prepotenza tedesca e l’incredulità dei brasiliani per il trattamento eccessivo subito: Perché, perché, perché? Forse perché i tedeschi non si sono fermati proprio per rispetto agli avversari. Ma sono quelle suggestioni belliche ad aver fatto arrabbiare qualcuno, come Paola Concia, ex parlamentare del Pd, la paladina delle battaglie gay, sposata con una tedesca, che ha fatto notare alla Concita come i tedeschi odino essere paragonati ai nazisti. «No. Così no. Così è una violenza feroce e crudele che infierisce su un corpo, una squadra, un Paese steso a terra in lacrime, al buio nella pioggia, rannicchiato sotto i colpi. Perché non si fermano? chiede un tifoso olandese alla sua ragazza, il bambino che piange a sua madre. No, così no. Così è una violenza feroce e crudele che infierisce su un corpo, una squadra, un Paese steso a terra in lacrime, al buio nella pioggia, rannicchiato sotto i colpi. Perché non si fermano?», si chiedeva la De Gregorio, chiede un tifoso olandese alla sua ragazza, il bambino che piange a sua madre, Dilma a sua figlia, perché non la smettono, come possono. Non la smettono. Sono il popolo che non smette. Non la smettono….», scriveva Concita. E da questi toni la Concia s’è sentita offesa, al punto da protestare con il direttore Ezio Mauro su Twitter. Una querelle tutta a sinistra.