A Genova le scuole chiuderanno il sabato: non ci sono più soldi

Le contraddizioni del governo sulla scuola viaggiano tra Siena e Genova: dalla città toscana, a margine del Palio, il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha annunciato che il decreto legislativo sulla scuola sarà presentato entro la fine dell’estate. Un piano epocale che ruota sul nuovo ruolo degli insegnanti. Il piano del ministero dell’Istruzione anticipato mercoledì da Repubblica, «vorrebbe portare tutti gli insegnanti a 36 ore a scuola, spazzare via quasi mezzo milione di supplenti che hanno appena rinnovato le graduatorie d’Istituto e ridurre di un anno le superiori». Mentre viale Trastevere è lastricata delle buone intenzioni del ministro Giannini, la realtà quotidiana dice ben altro. La notizia che arriva in queste ore da Genova è di segno opposto: le scuole superiori saranno chiuse al sabato per crisi. Lo ha confermato la Provincia con una nota del commissario inviata ai dirigenti scolastici. Dunque, «chiusura al sabato degli istituti superiori gestiti dalla Provincia di Genova e orario curricolare esteso su cinque giorni settimanali a decorrere dal prossimo anno scolastico 2014-2015» a causa del «perdurare della crisi finanziaria determinata dai pesanti tagli ai trasferimenti agli Enti locali e aggravata dai provvedimenti governativi». Eppure l’intenzione del governo, reiterata dal sottosegretario all’Istruzione, Roberto Raggi, non cambia. Fra giugno e luglio, ha anticipato il sottosegretario all’Istruzione, a scuola terminata, si dovrà fare «recupero per chi è rimasto indietro e orientamento per i cicli scolastici successivi. Le scuole devono diventare il centro civico delle città a giugno e a luglio i genitori non sanno dove mandare i loro figli. Scuole aperte 11 mesi su 12». Una paleste contraddizione tra intenzioni e realtà efettiva, con i professori sul piede di guerra, come annuncia il sindacato Gilda. «I docenti italiani lavorano quanto i loro colleghi europei e in alcuni casi anche di più, basta considerare che le ore di insegnamento sono di 60 minuti e non di 45 o 50 come in altri Paesi Ue. Non è possibile annunciare una riforma di questa portata partendo da dati falsi e se il Miur intende “spremere” ulteriormente gli insegnanti, sulle cui spalle gravano incombenze burocratiche che nulla hanno a che vedere con la professione docente, noi ci opporremo fermamente invitando tutta la categoria a scendere in piazza».