A 22 anni dalla strage di via D’Amelio “Paolo vive”. Palermo lo ricorda con una fiaccolata

«Sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale…», è una delle più belle citazioni di Paolo Borsellino passata, magari un po’ storpiata, come un testimone di bocca in bocca da quel maledetto 19 luglio 1992. A ventidue anni dalla strage di via D’Amelio, in cui persero la vita oltre al magistrato cinque uomini della sua scorta, gli italiani non vogliono smarrire le tracce di quello spirito di libertà. E lo dimostrano in tanti modi diversi per cultura, estrazione, percorsi politici, identici per afflato. Un modo più autentico dello stile british del capo dello Stato che a ogni anniversario rilascia solenni dichiarazioni sulla lotta alla mafia, sempre le stesse, “copia” e “incolla” dall’anno prima. Dall’alba il web è inondato di omaggi al giudice simbolo della guerra senza quartiere a Cosa Nostra: post, commenti, stralci di interviste del magistrato e, soprattutto, la sua immagine che campeggia nella foto di centinaia di profili Facebook. «È indispensabile non dimenticare che un’azione di contrasto sempre più intensa alla criminalità organizzata trae linfa vitale dallo sforzo di tutti nell’opporsi al compromesso, all’acquiescenza e all’indifferenza», sono (appunto) le parole vergate da Giorgio Napolitano in un messaggio inviato al figlio di Borsellino, Manfredi. La sua Palermo lo ricorda con una fitta agenda di appuntamenti (in prima fila come sempre quelle delle cosiddette Agende Rosse): ad aprire la giornata di commemorazioni è stata la deposizione della corona di fiori al reparto scorte della questura, nella caserma Pietro Lungaro e poi gli oltre 150 ragazzini che hanno colorato via D’Amelio con cartelloni, giochi e attività. Sono i giovani dai 6 ai 14 anni dei quartieri Zen, Cep, Borgo Nuovo e centro storico arrivati con i pullman messi a disposizione dalla Guardia di Finanza. A promuovere l’iniziativa, come ogni anno, gli attivisti del Laboratorio Zen insieme. «Paolo vive» e niente altro: hanno scelto questo striscione e un lungo tricolore di 25 metri, invece, i promotori della consueta fiaccolata notturna, arrivata alla diciottesima edizione, che anche questa sera si snoderà per le vie palermitane a partire da piazza Vittorio Veneto. Nessun simbolo, nessuna presunzione di copyright della memoria, tentazione mai sopita da parte degli attivisti di “Agende rosse”. Niente bandiere ideologiche per Borsellino che, va detto per la cronaca, da giovane militò nell’organizzazione universitaria missina (memorabile la sua partecipazione alla Festa del Fronte della Gioventù di Siracusa nel 1990). «Non è stata una scelta casuale – dichiara Davide Gentile portavoce del Forum XIX Luglio che organizza la fiaccolata – vogliamo rendere omaggio al Paolo Borsellino vero, non quello costruito a tavolino da quanti vogliono strumentalizzarlo politicamente. Come racconta la stessa signora Agnese, nel suo libro, Paolo Borsellino amava profondamente l’Italia. Il suo è stato un patriottismo moderno ma anche ribelle. Una ribellione sia da giovane che da magistrato. Si ribellò al potere mafioso che permeava ogni ambito della società, persino le istituzioni». «Un’Italia libera dalla mafia: 22 anni dopo la sua morte continuiamo a combattere per il sogno di Borsellino. Oggi a Palermo per ricordarlo», è il tweet di Giorgia Meloni postato prima di volare nel capoluogo siciliano. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, continua a puntare i riflettori sui depistaggi: «Sono convinto che la strage sia stata una strage di mafia dove sono intervenuti pezzi deviati dello Stato, perché a soli 57 giorni di distanza dalla strage di Capaci, di fronte alla reazione dell’opinione pubblica, alla mafia non sarebbe convenuto un nuovo massacro.  Non meno dura Rita, la sorella del giudice ammazzato. «Parliamo di quello che è accaduto in questi 20 anni, quando la verità sembrava a portata di mano e invece è stata occultata per costruirne un’altra, a chi interessava e perché?».