Yara, il Pd scende in campo per “blindare” Alfano. E ora si scopre persino garantista

Quando si parla di Yara la paura fa novanta in casa Pd. E non per colpa di Massimo Giuseppe Bossetti oramai sbattuto in prima pagina come il mostro e, perlomeno per un po’, dietro le sbarre. No, la preoccupazione, persino il dramma, per il Partito Democratico, è che Alfano tragga le conclusioni dopo gli “schiaffi” pubblici e istituzionali che gli ha assestato senza pietà il procuratore capo di Bergamo per quella sua smania di protagonismo che lo ha portato a dare l’annuncio “elettorale” dell’arresto di Bossetti e della felice conclusione della lunghissima indagine sull’omicidio della bambina di Brembate. Un annuncio che ha violato in maniera chiara e netta il doveroso riserbo che avevano chiesto i magistrati, una volta tanto severi custodi della riservatezza quotidianamente violata con le fughe di notizie. «Non era mai accaduto prima che un ministro dell’Interno annunciasse un arresto in anticipo sui tempi. Almeno io non ne ho memoria», dice l’ex-magistrato romano Nitto Palma, oggi senatore di Forza Italia. Tocca all’eurodeputato Pd Simona Bonafè scendere nell’area politica per difendere, assieme ad Ncd, Alfano. Ed è ben strano, segno dei tempi, vedere il Partito Democratico prendersela con i magistrati per coprire le spalle al ministro dell’Interno, socio in affari (politici) di Matteo Renzi. «Alfano? Non credo ci sia un problema politico – dice la Bonafè – c’è solo un governo che deve continuare a portare avanti un processo di riforme per l’interesse del Paese. Se non portiamo a casa risultati in tempi rapidi, possiamo parlare di Alfano e casi Gambirasio, ma comunque non arriveremo al punto. E il punto è che questo Paese ha bisogno di riforme. Il ministro Alfano ha espresso la legittima soddisfazione per la soluzione di un caso che ha comportato indagini molto lunghe, non ha divulgato dettagli dell’inchiesta ma solo e semplicemente evidenziato la sua soddisfazione, che poi è la soddisfazione anche nostra, fermo restando il principio della presunzione di innocenza perché dobbiamo essere garantisti e lo dobbiamo essere fino in fondo».
Una parola, garantismo, che fa a pugni con la storia dei Dem. Ma tant’è. Non tutti, però, nel Pd, sono disposti a metterci la faccia per proteggere Alfano dalla tempesta. «Nel pieno rispetto del ministro Alfano, francamente – dice la senatrice Pd Monica Cirinnà – mi sarei aspettata maggiore accortezza nell’annunciare l’esito – peraltro tutt’ora provvisorio – di una serie di indagini a seguito delle quali dovrà essere solo ed unicamente la magistratura a pronunciarsi. La spettacolarizzazione dell’omicidio della povera Yara e l’orgia mediatica susseguitasi negli ultimi 4 anni è in un certo senso moralmente ripugnante».
Molto più scontate, ovviamente, le barricate che i parlamentari che hanno voltato le spalle a Berlusconi ergono a difesa del loro segretario. Per Schifani quella sul segretario Ncd è «una sterile polemica». Per Sacconi, addirittura «Alfano ha interpretato il sollievo di una nazione». E «le polemiche sul tweet segnalano ancora il persistere di una pratica politica e giornalistica depressiva».
Il deputato Ncd supera però tutti nelle sue teorizzazioni che vedono una giustizia ad personam: se la fuga di notizie l’avesse compiuta un «cittadino qualsiasi o il poliziotto che esce dalla caserma svelando la notizia a un giornalista, forse sarebbe stato più grave». Insomma, il ministro dell’Interno può svelare all’opinione pubblica un arresto prima che sia compiuto, un cittadino o un poliziotto invece no.
Sul fronte giudiziario i magistrati intanto procedono come previsto. Il pm Letizia Ruggeri si è recata oggi nel carcere di Bergamo per dare il via all’interrogatorio di Massimo Giuseppe Bossetti che, lunedì scorso, dopo il fermo, si era avvalso della facoltà di non rispondere.
Slitta, invece, l’interrogatorio per la convalida del fermo davanti al gip Ezia Maccora la quale, in vista dell’udienza, avrebbe chiesto alla Procura ulteriori accertamenti  fra i quali il prelievo del Dna del padre legittimo di Bossetti. Questo per fugare ogni dubbio sul fatto che, come invece è stato rivelato dagli esami del Dna, il padre non sia Giuseppe Guerinoni, l’autista di autobus scomparso nel 1999 e che, secondo i risultati scientifici, sarebbe appunto il padre di Bossetti.