Vertice Ue, c’è poco da festeggiare: la flessibilità è solo un’ipotesi e l’Italia resta isolata sull’immigrazione

I renziani cantano vittoria, ma non è il caso di stappare champagne e tantomeno spumante italiano: nella bozza del documento finale della Ue arriva qualche apertura sulla flessibilità ma con accenti generici e in riferimento solo “a quanto già scritto” nei rigidi parametri di Maastricht: nulla che possa far pensare a una svolta verso un approccio mirato allo sviluppo nelle politiche economiche comunitarie. Del resto la Germania, che otterrà la presidenza della Commissione con il “rigorista” Juncker, nonostante il no di Cameron, non sembra molto disposta ad andare oltre qualche timida apertura. Matteo Renzi e Angela Merkel si sono incontrati, prima dell’inizio dei lavori della seconda e ultima giornata del vertice, nelle stanze delle delegazione tedesca facendo un giro di orizzonte sul testo Van Rompuy e sul nodo delle nomine ai vertici europei, in un clima definito – ma non potreva essere altrimenti – “molto positivo”. «Prestare particolare attenzione alle riforme strutturali che rafforzano la crescita e la sostenibilità della finanza pubblica nell’ambito delle valutazioni delle manovre di bilancio», chiedono i leader dei 28 nell’ultima bozza delle conclusioni del vertice Ue. «Il quadro del processo di consolidamento dei bilanci deve proseguire in modo differenziato e favorevole alla crescita, occorre prestare particolare attenzione alle riforme strutturali che possono rafforzare la ripresa. Un’attenzione che deve tradursi anche in appropriate valutazioni delle misure di bilancio e delle stesse riforme. Tutto ciò  facendo il migliore uso della flessibilità che è già contenuta nelle regole del Patto di stabilità e crescita». Appunto: “già contenuta”. Non si va, dunque, oltre quei richiami generici alla flessibilità scritti per essere ignorati, nel segno di quel rigore che ha portato l’Europa in piena recessione. Non si capisce dunque cosa ci sia da esultare, da parte dei vari Gozi e Serracchiani che stanno facendo da megafono agli incontri europei del premier.

Ma è sull’immigrazione che l’Italia incassa la sua vera sconfitta: il “mutuo riconoscimento” delle decisioni sull’asilo, punto fortemente voluto dal nostro governo, scompare nell’ultima bozza di conclusioni del vertice Ue. Se nella prima veniva indicata come “nuovo passo futuro”, già nella seconda, sotto pressioni dei Paesi nord Ue, era diventata una possibilità “da esplorare”. Mica fessi, questi nordici.