Vasco Rossi suona a Roma. «La sinistra mi odia perché non ho mai voluto cantare Bandiera Rossa»

Prima tappa oggi all’Olimpico del tour di Vasco Rossi “Live Kom 014″. Il grande Blasco, 62 anni compiuti e a un mese dalla nascita del primo nipotino, torna sul palco per una maratona degli stadi da Guinness dei primati: sette concerti, tre nella capitale e quattro a Milano, 400 mila spettatori, a distanza di 24 anni dalla sua prima volta a San Siro, il 10 luglio 1990. Verace, guascone, matto da legare, Vasco Rossi non ha  paura di esporsi. Così nell’intervista  a Vanity Fair oggi in edicola, tirato per la giacca, si diverte a simulare un ipotetico programma politico. Più di 3 milioni e 800 mila fan su Facebook e oltre 518 mila su Twitter, insomma, avrebbe i numeri per fondare un movimento… «Ah, per l’amor di Dio». Però sta al gioco: «In Italia bisognerebbe cambiare praticamente tutto. Intanto la burocrazia: farraginosa, costosa e inefficiente». E poi: «Un Paese dove la giustizia non funziona è nelle mani della malavita. Sa che c’è? Che la politica o la fai o stai zitto, perché è lo stesso che discutere di calcio davanti alla Tv: non serve a niente, visto che l’allenatore non siamo né io né lei. E poi meglio cambiar discorso, sennò finisco nei guai. Già l’estrema sinistra mi odia…». Perché? «Perché non ho mai cantato Bandiera rossa la trionferà. Ma io non sono un militante, sono un artista libero e indipendente. Quando ho partecipato al concerto del 1° maggio nel 2009, venni a sapere che stavano organizzando una contestazione contro di me, contro Vasco venduto al potere, stronzate del genere. È finita che non li ha sentiti nessuno, perché erano solo quattro deficienti. Il genere che su internet, siccome c’è l’anonimato, crede di poter scrivere quello che gli pare. Se uno mi incontra non è che mi dice: “Mi fai schifo, sei una merda, muori”, però lo scrive». Fino a due o tre anni fa – prosegue il rocker emiliano – non mi ero mica accorto che sotto i video di YouTube c’erano i commenti. Un giorno, leggo: “Spero che ti venga un ictus vecchio drogato di merda”. Non c’ho dormito una notte. Poi mi sono detto: “Vecchio, be’, non posso certo dire di essere giovane. Drogato lo ero vent’anni fa, se lo ero, perché sono sempre stato un tossico indipendente, nel senso che l’eroina non l’ho mai toccata. Diciamo che ho fatto le mie esperienze, non me ne vanto, ma neanche me ne vergogno. Quanto all’ictus, anch’io spero che mi venga». Solo su Matteo Renzi non si sbilancia (che infatti non è di sinistra): «Si muove bene, sa comunicare. Sono contento che stia cercando di dare una sterzata, anche se ho il dubbio che siamo al punto in cui la macchina va fuori strada comunque».