Una scritta oltraggia i caduti missini del 1974, ma non turba la commemorazione: il Comune di Padova la cancella subito

È stata immediatamente cancellata la scritta con cui, nel giorno del quarantesimo anniversario, nel luogo in cui furono uccisi dalle Br, è stata oltraggiata la memoria di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. La cerimonia di commemorazione in via Zabarella si è potuta svolgere così con il decoro dovuto a queste due vittime, le prime delle Br, freddate all’interno della sezione del Msi. «Nessun ricordo per i fascisti di ieri. Nessuna pace per quelli di oggi», si leggeva prima che il Comune, nel giro di pochissimo, intervenisse per ripulire, dopo la segnalazione fatta arrivare dai militanti di CasaPound Italia. Della vicenda è stata investita la Digos, ma gli autori del gesto hanno già ricevuto una risposta politica e civile molto decisa. La prima è stata la prontezza con cui l’amministrazione comunale ha provveduto a sanare quello sfregio. Una risposta così rapida che gli stessi familiari di Giralucci e Mazzola non avevano saputo della scritta finché la notizia non ha iniziato a girare sui social network. Una risposta ancora più forte, però, è stata la presenza alla commemorazione di tutte le massime autorità cittadine. Alla deposizione della corona della città di Padova, avvenuta nel pomeriggio, hanno partecipato il sindaco neoeletto, il leghista Massimo Bitonci, l’assessore provinciale alla Sicurezza, Enrico Pavanetto di Fratelli d’Italia, il prefetto, il questore, i comandanti dei carabinieri, della finanza e tutti quei rappresentanti delle istituzioni che si sono voluti stringere intorno alle famiglie per affermare che «questi lutti – come ha sottolineato Pavanetto – appartengono alla città». Nato alla fine del 1973, sei mesi prima di quel duplice omicidio, Pavanetto è stato un giovane militante del Fronte della gioventù, cresciuto ascoltando Padova 17 giugno, la canzone della Compagnia dell’Anello che denunciava l’indifferenza dei suoi concittadini verso quei morti. «Cittadino, fermati, guarda di qua, fermo, non nasconderti, è la tua città», è il primo verso di quella canzone, che oggi Pavanetto rivendica come «finalmente» superata. «Per troppi anni abbiamo dovuto continuare a parlare di una città “girata dall’altra parte”», ha sottolineato, ripercorrendo con il Secolo d’Italia il senso del suo intervento alla commemorazione. Una città, ha ricordando ancora l’assessore provinciale, in cui ripetutamente, negli anni, è stata divelta quella targa in ricordo delle vittime che fino al 2008 è rimasta attaccata a un palo perché i condomini non volevano che venisse fissata al muro. «Ora possiamo dire che la città questi morti li guarda in faccia e li riconosce come propri», ha aggiunto Pavanetto, sottolineando però che «gesti come quello di oggi ci dicono che non dobbiamo mai abbassare la guardia, che tutte le forze sane della città devono unirsi nella condanna e non sottovalutare episodi come questo».