Ultrà: si aggrava la posizione di De Santis. Ora è accusato di omicidio volontario

Dopo la morte di Ciro Esposito si aggrava il capo di imputazione per Daniele De Santis, ritenuto dagli inquirenti l’autore del ferimento del tifoso napoletano nel prepartita della finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso. A De Santis, i pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio contestano ora l’omicidio volontario. L’ultrà romanista è stato trasferito per motivi di sicurezza nella struttura protetta dell’ospedale Belcolle di Viterbo. De Santis era in stato di arresto presso il Policlinico Umberto I di Roma, anche a causa delle condizioni fisiche ancora precarie per le ferite subite durante la rissa scoppiata con i tifosi napoletani. Le accuse a De Santis sono suffragate da una serie di testimonianze tra le quali quella di Raffaele Puzone, il supertestimone sentito anche durante l’incidente probatorio del 6 giugno scorso. Nel corso dell’atto istruttorio, Puzone ha fornito un racconto «completo» di quanto avvenuto quel pomeriggio a Roma. Il giovane, rispondendo alle domande del gip, ha ribadito che De Santis è la stessa persona che provocò, assieme ad altri tre soggetti che indossavano un casco e che devono anche essere identificate dalla procura, alcuni tifosi del Napoli e che successivamente, per sfuggire a un pestaggio, fece fuoco con una Benelli 785 ferendo tre supporter del Napoli tra cui lo stesso Ciro Esposito, che in una prima fase dell’indagine vennero arrestati per rissa e che al momento restano denunciati a piede libero. Nel corso del suo racconto Puzone, però, è caduto in contraddizioni rispetto a quanto dichiarato alla polizia nell’immediatezza dei fatti e rischia di finire sul registro degli indagati, anche se la Procura ha deciso di non procedere in tal senso. A piazzale Clodio si attendono ora anche i risultati della perizia disposta sulla pistola e su una serie di reperti che arriveranno tra circa due mesi. Gli esami tecnici serviranno a chiarire se la pistola, con matricola abrasa, sia stata effettivamente utilizzata, come sostiene l’accusa, da De Santis.