Tutti zitti in Forza Italia. Il partito mette il silenziatore allo scontro Toti-Fitto

Tre su tre, con estrema gentilezza, ringraziano, ma rimandano ai prossimi giorni. Parlare con gli esponenti di Forza Italia delle frizioni interne al partito, in queste ore, è davvero complicato. Soprattutto se non ci si accontenta di una di quelle indiscrezioni che devono rimanere anonime e, invece, si vuole fare un ragionamento aperto.

Dunque, tutto fa pensare che, come raccontano i retroscena, nelle ultime ore da Arcore sia davvero partito un ordine di silenzio. «No, oggi non parlo, rifletto», risponde alla richiesta di intervista Deborah Bergamini, deputata che, oltre a essere membro del comitato di presidenza, è anche responsabile della comunicazione del partito. «No, grazie. Siete stati molto gentili a pensare a me, ma ora no», è anche la risposta della senatrice Anna Maria Bernini, un altro membro del comitato di presidenza. Al terzo diniego del terzo membro del comitato, Mara Carfagna, bisogna prendere atto del fatto che in casa azzurra si preferisce tacere. «In questi giorni no, magari nelle prossime settimane», risponde l’ex ministro delle Pari opportunità che, fittiana, in questi giorni ha spiegato al Corriere della sera che «ho un viaggio all’estero programmato da tempo, però sto facendo di tutto per provare a rinviarlo e per essere presente alla manifestazione di Napoli». L’evento promosso da Giovanni Toti si terrà venerdì ed è probabile che diventi anche il momento in cui i dirigenti azzurri torneranno a parlare. Perché sarà il momento in cui si capirà meglio che strada prenderanno le dispute interne tra il consigliere politico voluto da Berlusconi e mister preferenze Raffaele Fitto. Conteranno le presenze alla kermesse, alla quale si attendono Francesca Pascale e una telefonata di Silvio Berlusconi. Il “chi c’è e chi non c’è” dirà se la compagine fittiana ha tenuto o, come sarebbe nei piani di Arcore, se ha iniziato a sfaldarsi sotto il peso dell’irritazione del Cav, che vede nelle rivendicazioni di Fitto, prima fra tutte quella per le primarie, una forma di braccio di ferro correntizio intollerabile, che rischia di compromettere ulteriormente l’immagine di un partito uscito già malconcio dalla doppia tornata elettorale europee-amministrative.