Tu chiamale, se vuoi, epurazioni. Renzi ottiene la testa di Mauro e chiede anche quella di Mineo

Fuori il montiano Massimo Mauro dalla Commissione affari costituzionali del Senato perché critico sulle riforme volute da Renzi. Quasi sulla porta un altro componente della Commissione, il senatore del Pd Corradino Mineo, in dissenso dal partito quindianche lui pericoloso “sabotatore” delle tanto sbandierate riforme. Tu chiamale, se vuoi, “epurazioni”.Chi intralcia Renzi viene spazzato via in un battibaleno, come ha spiegato in una movimentata conferenza stampa l’ex ministro della Difesa del governo Letta.La decisione di arrivare ad un voto per sostituire Mauro, è stata presa da Pier Ferdinando Casini che aveva espresso perplessità su alcune decisioni prese da Mauro in commissione, ma ha avuto «come manina o manona suggeritrice» quella del premier Renzi, ha denunciato lo stesso Mauro. Nella ricostruzione del senatore eletto dei reduci montiani, il Torquemada che ne ha chiesto la testa alla riunione del gruppo è stato Casini, mentre gli altri senatori del gruppo sono stati gli «sprovveduti bravi» che hanno messo in atto «la congiura, maturata nell’ombra». A ricostruire la vicenda è lo stesso  Mauro che ha lasciato intendere l’intenzione di lasciare il gruppo.«Non sono il Dudù di Renzi», ha chiosato lo stesso Mauro. Secondo Mauro a dimostrare che dietro la decisione della sua sostituzione ci sia il governo, c’è il fatto che già in mattinata «il sottosegretario Delrio aveva comunicato a un senatore il contenuto e l’esito della riunione di un gruppo, al quale egli non appartiene ma che evidentemente gli appartiene». Una conclusione alla quale il centrodestra era arrivato da tempo. «Il caso Mauro – ha commentato Maurizio Gasparri – è ben più significativo della brutale rimozione dalla Commissione Affari costituzionali che ha subito». Il senatore di Forza Italia ha ricostruito la vicenda dell’ex esponente del Pdl a Bruxelles, passato poi con il Terzo polo. «Mauro si impegnò molto nel fallito tentativo di creare un polo di centro, con Monti, senza Monti, oltre Monti, con Alfano e Casini, ma non troppo. Quei tentativi sono stati tutti vani. Il terzo polo è evaporato». Da Mauro a Mineo, il passo è brevissimo. L’ex direttore di Rainews24, dopo l’elezione in Senato con il Pd, vorrebbe ragionare con la sua testa e votare senza diktat di partito. Anche la sua testa, rischia di finire servita su un piatto d’argento, come lascia intendere Maria Elena Boschi. La sostituzione di Mineo in commissione Affari Costituzionali? «Valuterà il gruppo del Pd e il capogruppo se confermarlo o meno ma c’è un tema fondamentale, quello della compattezza del gruppo». Per la ministra delle Riforme, «è ovvio che ci sia un confronto, che è stato ampio, ma l’importante è che ci sia «una compattezza plastica del gruppo al momento dell’approvazione». Un modo criptico per dire: bye bye Corradino. Tu chiamale, se vuoi, “epurazioni”.