Ustica, dopo 34 anni la Francia rimuove il segreto di Stato. FdI: commissione d’inchiesta subito

Come tutti gli anni ci sono stati il ricordo nelle città di Palermo e Bologna, il messaggio del presidente della Repubblica, l’appello dei familiari delle vittime per la verità. Eppure questo 34esimo anniversario della strage di Ustica è diverso da tutti gli altri: la Francia ha deciso di collaborare all’inchiesta su ciò che avvenne quella sera del 27 giugno 1980, quando il Dc-9 I-Tigi Itavia, in volo da Bologna a Palermo, scomparve dagli schermi radar alle 20.59 e 45 secondi, al largo dell’isola di Ustica, in acque internazionali. Morirono 81 persone, 77 passeggeri e quattro membri dell’equipaggio. Per oltre un trentennio la Francia ha rifiutato di partecipare alla ricostruzione del traffico aereo e marino nelle ore del disastro e, in particolare, delle manovre militari relative alla base di Solenzara, nel Sud della Corsica. La versione ufficiale fornita da Parigi era che i propri caccia fossero rientrati alla base intorno alle 17, ovvero circa quattro ore prima della scomparsa del Dc-9 dai radar. Una versione “blindata” dall’obbligo del silenzio imposto ai militari dell’Armeé de l’air, quell’obbligo che ora il governo di Parigi fa decadere, consentendo un nuovo slancio all’inchiesta aperta a Roma.

Secondo quanto appreso in queste ore, alcuni ex militari avrebbero già fornito le prime ammissioni sul fatto che le operazioni proseguirono fino a sera. Tanto la procura di Roma quanto le autorità francesi si sono trincerate dietro un «no comment», ma la “nuova” versione collimerebbe perfettamente con la cosiddetta pista francese, ovvero quella secondo cui il Dc-9 sarebbe stato abbattuto da un caccia d’Oltralpe, probabilmente partito da una portaerei. Una ricostruzione avvalorata da vari indizi raccolti dagli inquirenti e soprattutto dal giudice istruttore Rosario Priore. A parlare di questa ipotesi, come di verità storica, fu anche l’ex presidente del Consiglio Francesco Cossiga, che nel 2007 spiegò che il Dc-9 era stato colpito da un missile aria-aria lanciato da un caccia, decollato da una portaerei, per colpire un aereo libico su cui viaggiava Gheddafi. Della presenza di una portaerei riferì, poi, circa un anno fa anche un pilota dell’Ati, in servizio quella sera. Per trasformare questi indizi e queste ricostruzioni in prove e solido impianto giudiziario, però, mancavano quei riscontri che ora la magistratura italiana sembra stiano ottenendo da parte francese.

A nome di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha chiesto una commissione d’inchiesta per accertare la verità. “Sarebbe penoso – ha sottolineato Fabio Rampelli, capogruppo alla Camera di FdI-An – che l’Italia giungesse alla verità solo grazie alla desecretazione di atti da parte di Paesi stranieri, come potrebbe accadere dopo la clamorosa decisione della Francia di togliere il segreto di Stato sui fatti di Ustica. Ci auguriamo che la Camera dei deputati voglia calendarizzare quanto prima la mia pdl per l’istituzione di una commissione d’inchiesta su Ustica, con il compito di accertare le ragioni della mancata individuazione dei responsabili del disastro aereo avvenuto al largo dell’isola di Ustica il 27 giugno 1980. Abbiamo certezza che il Governo dell’epoca e quelli immediatamente successivi fecero di tutto per depistare le indagini e coprire potenze straniere subordinando la fedeltà all’Italia e alla Costituzione a interessi stranieri. Queste persone, morte o vive che siano, dovranno rispondere di alto tradimento. Se sarà tardi affermare la colpevolezza di alcuni per via processuale, non sarà mai troppo tardi per affermarla nella coscienza collettiva”.