Stipendi, si prepara la «marcia su Roma» dei dipendenti comunali in rivolta contro Marino. Si rischia la paralisi

I dipendenti comunali fanno sul serio e si preparano a “marciare” sulla Capitale contro l’abolizione del salario accessorio voluta dal sindaco Ignazio Marino e dall’assessore al Personale, Luigi Nieri. “Game over” è il grido dei sindacati che confermano lo sciopero generale del prossimo 6 giugno. Per la prima volta nella storia della Capitale incroceranno le braccia ventiquattromila impiegati: resteranno chiusi asili, materne, biblioteche e sportelli pubblici, nessun vigile assicurerà la presenza in strada. Fallito su tutta la linea il tavolo tra amministrazione capitolina e vertici sindacali. «Ci dispiace constatare come l’assessore Nieri smentisca se stesso sui fondi messi a disposizione per i salari dei dipendenti. Nonostante i proclami sulla stampa e le rassicurazioni sulle poste in bilancio – si legge nel comunicato – i dati che ci ha fornito l’amministrazione parlano chiaro e  prevedono una decurtazione di oltre il 30% delle risorse a disposizione». Già lo scorso venerdì il sindaco “straniero”, in caduta libera di popolarità, se l’era vista brutta quando diecimila dipendenti comunali erano scesi in piazza bloccando le vie del centro. «Il tempo dei tentennamenti è finito. Se l’amministrazione e il governo credono di poter rimanere barricati nella loro incapacità di decidere, allora saremo noi a tirarla fuori dai palazzi e a far capire quali sono le responsabilità che il sindaco Marino per primo ha nei confronti delle 24mila famiglie dei lavoratori e dei milioni di cittadini che ogni giorno vivono, studiano, lavorano o visitano la capitale», è stato l’ultimatum. Certo, non l’abbiamo indetto a cuor leggero, chiariscono i sindacati appoggiati da una rete capillare di associazioni e alcune forze politiche d’opposizione (da Fratelli d’Italia a Forza Italia) passando  per una parte del Pd capitolino che non vede l’ora di mandare in pensione il sindaco-chirurgo.
Sono cinque le richieste dei dipendenti: la prima è «ritirare subito la delibera che pone il termine del 31 luglio e prevede il conguaglio del salario accessorio». Cosa si rischia dal primo1 agosto in poi?, si chiedono preoccupati i dipendenti pubblici e le loro famiglie. Conti alla mano, rischiano di perdere un terzo della retribuzione: 380 euro medi per un operatore di polizia locale, 418 per un docente del settore educativo scolastico, addirittura 438 per un amministrativo dell’anagrafe. Il pasticciaccio brutto prende le mosse da un recente documento del ministero dell’Economia che, facendo le pulci all’amministrazione Marino, ha contestato al Comune l’erogazione “a pioggia” dei cosiddetti alari accessori (ovvero i premi di produttività che consentono ai dipendenti di raggiungere uno stipendio accettabile). 
Tutto è pronto per il prossimo venerdì: il corteo, che si preannuncia massiccio, prenderà le mosse da piazza della Bocca della Verità per raggiungere il Campidoglio. «Non c’è limite alla nullità del primo cittadino, un Robin Hood al contrario che toglie ai poveri per dare ai ricchi – ha dichiarato Fabrizio Ghera di Fratelli d’Italia, al fianco dei dipendenti –  Il sindaco lascia i soldi ai dirigenti, perché ad oggi non ci risulta nessuna penalizzazione al salario accessorio dei dirigenti mentre va ad intaccare lo stipendio di chi prende mille euro al mese».