Spunta anche la traccia che celebra Renzo Piano, il senatore che votò solo per cacciare il Cav…

Chissà se c’è sotto lo zampino della “lobby genovese” nella scelta di dedicare una traccia dei temi della maturità (quello di attualità) al senatore a vita Renzo Piano, archistar cara ai salotti radical chic. La definizione – un po’ più pesante, in origine – porta la firma di Antonio Ricci e rappresenta una surreale presa in giro di quel gruppo di amici, da Beppe Grillo ad Arnaldo Bagnasco che, partendo dal capoluogo ligure, hanno fatto carriera.Il paradosso nella scelta della traccia della maturità, riguarda appunto il contesto nel quale è stato inserito il “geometra”, come lo chiama  Gino Paoli, un altro del club genovese, il quale è amico di Piano dai tempi dei boy-scout. La traccia riservata ai maturandi arriva, infatti, da un articolo del Sole 24 Ore del 26 gennaio scorso: il quotidiano di Confindustria parla della riqualificazione delle periferie. In particolare soffermandosi sul degrado urbanistico. Nessuna autocritica sui danni prodotti dai costruttori e dagli architetti che hanno devastato le città italiane con palazzoni e quartieri dormitorio. Ma una summa di luoghi comuni e di dichiarazioni d’intenti. Fatte le debite proporzioni, è come se il giornale dei macellai dedicasse un articolo sugli effetti nefasti del mangiare carne. Ma non è l’unica bizzarria: Piano nell’articolo si autocelebra. «Con il mio stipendio da parlamentare ho assunto sei giovani, che ruoteranno ogni anno e che si occuperanno di come rendere migliori le nostre periferie. Perché le periferie? Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie». Per la serie Renzo Piano santo subito. Un’autopromozione che da oggi è stata veicolata a mezzo milione di studenti. Peccato che, in allegato alla traccia, non siano state allegate pure il numero di presenze del senatore a vita nell’aula di Palazzo Madama. L’ultimo aggiornamento noto, quello in occasione del voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi. L’archistar non aveva mai votato sino a quel giorno: zero presenze in occasione dei 629 voti a cui avrebbe potuto (e dovuto) partecipare e di conseguenza 0 per cento sul totale. Per questo motivo proprio lui era finito nel mirino di Gasparri che lo ha chiamato in causa per nome e cognome : «Renzo Piano è stato forse impegnato fin ora nella costruzione di opere bellissime – aveva detto il senatore di Forza Italia intervenendo durante la discussone generale – ma qui non siamo come a Parigi ad ammirare la ghigliottina. Avrebbe potuto continuare a ignorare il mandato da senatore a vita». Oggi è arrivata anche la celebrazione di Piano da parte della commissione ministeriale. Tanto per ricordare da che parte stanno a viale Trastevere.