Scontri e tafferugli prima della festa: mondiale carioca tra speranze e contraddizioni

Cariche della polizia. Black-block in azione. Fumogeni. Idranti. Squadroni di agenti in assetto antisommossa. Cariche di alleggerimento. Comincia con un contorno di proteste e tensioni il mondiale dei mondiali. Il mondiale carioca. La competizione giocatain Brasile, nella terra del Calcio. L’iperbole della palla rotonda che ci rende tutti felici e contenti e sempre ci fa sentire più giovani. Una cavalcata di emozioni pallonare lunga un mese. Tutto questo è quel che sarà dallo scoccare delle 22. Da quando Brasile e Croazia si contenderanno Jabulani, il pallone del torneo, sull’erba del Maracanà. Fino ad allora però la cronaca parla solo di proteste e tensioni. Di tafferugli con la polizia e con i reparti dell’esercito schierati a protezione della manifestazione della Fifa. Di due  giornaliste della Cnn ferite negli scontri. Insieme a parecchi manifestanti. Di arresti a ripetizione. Questo mondiale, già battezzato delle contraddizioni, si apre all’insegna del dubbio. Dei dubbi. La scommessa è capire se il Brasile, una delle economie emergenti del pianeta, riuscirà a sedare, a tacitare le rivolte e le proteste che si stanno sviluppando lungo tutto il suo immenso territorio. Se farà di questa Coppa del Mondo un volano. E un momento di gioia. Per quel che ci riguarda, l’Italia è come al solito pervasa da sentimenti opposti. La nostra nazionale non gode certo dei favori del pronostico. Ma è pur vero che, almeno nelle ultime due imprese, ha vinto ad onta del pronostico. A Madrid come a Berlino. Perciò mentre si tirano fuori le bandiere, sessanta milioni di commissari tecnici già si interrogano sulla formazione che a mezzanotte di sabato scenderà in campo contro l’Inghilterra. Sarà una lunga notte, quella. Le aspettative della vigilia sono tante. Le scaramanzie altrettante. Una vera e propria febbre si sta per insinuare nelle nostre case. Tra le mura domestiche. E il pallone sarà l’argomento principale di ogni discussione. Davanti al caffè mattutino o alla grappa serale. I problemi saranno accantonati. Anche quelli personali. Almeno per un po’. E nessuno farà troppo caso all’Unicef che sostiene che tre milioni di ragazzi brasiliani sono sfruttati. E nemmeno alle lamentele provenienti dalle favelas. Come quella di Santa Marta, sopra Botafogo, un agglomerato di misere case di legno e lamiera dove hanno scritto che «il mondiale fa schifo, non il calcio» perché «ci usano per la pubblicità». Perché il gioco del calcio ha una forza che neppure la disperazione può abbattere. Se pure dallo spazio arriva un in bocca al lupo dai due statunitensi e dal tedesco che stanno orbitando a bordo della Iss, la stazione spaziale internazionale. E che non vedono l’ora di godersi da lassù, il prossimo 26 giugno, la partita tra Usa e Germania.