Scontri di Coppa Italia: il superteste si contraddice e rischia di finire tra gli imputati

Colpo di scena nel corso dell’incidente probatorio nell’inchiesta sugli scontri avvenuti prima della partita di finale di Coppa Italia tra il Napoli e la Fiorentina. Il supertestimone, l’unica persona che ha fornito un racconto “completo” di quanto avvenuto quel pomeriggio a Roma nella zona di Tor di Quinto e del ferimento di tre supporter azzurri per mano dell’ultrà romanista, Daniele De Santis, rischia di finire nel registro degli indagati. Troppe, secondo il gip Giacomo Ebner, le contraddizioni nel suo racconto: Raffaele Puzone rischia ora di passare da accusatore a soggetto che partecipò agli scontri con gli altri tifosi azzurri. L’ultima parola spetta ora ai pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio che dovranno decidere se formalmente iscrivere Puzone. Nel corso dell’atto istruttorio irripetibile, interrotto dalla decisione del gip di far assistere Puzone da un avvocato e quindi dalla conseguente decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere, il giovane aveva ribadito che il 3 maggio a sparare e ferire tre tifosi napoletani era stato De Santis. Puzone ha ribadito al gip Giacomo Ebner di aver visto “Gastone”, in compagnia di tre-quattro persone con indosso un casco nero, inveire contro un bus di tifosi napoletani che transitava da quelle parti. «Poco dopo – ha detto Puzone- ho visto la stessa persona impugnare una pistola e fare fuoco in direzione di un gruppo di tifosi azzurri che lo stavano inseguendo per vendicarsi». A questo punto Puzone ha affermato di essersi trovato «alcuni metri dietro Ciro Esposito (il tifoso napoletano ancora ricoverato in gravi condizioni al Gemelli, ndr) quando c’è stata la sparatoria». Una versione questa diversa da quella fornita nell’immediatezza dei fatti agli inquirenti ai quali aveva detto di essersi trovato al momento degli spari «a fianco di Esposito». Il gip ha quindi sospeso l’udienza decidendo che il giovane doveva continuare la deposizione con l’assistenza di un avvocato. Prima della sua testimonianza il giudice aveva affidato a sei periti gli accertamenti sulla pistola rinvenuta nella zona degli scontri e su una serie di reperti. Novanta i giorni richiesti dagli esperti per chiarire se la Benelli 7,65 con matricola abrasa, sia stata effettivamente utilizzata, come sostiene l’accusa, da De Santis, accusato di tentato omicidio, per fare fuoco contro i napoletani.