Salvini: il presidenzialismo non è la priorità. Il centrodestra pensi a immigrazione, Europa e tasse

Non è certo una priorità del Paese. Né può essere la base di partenza per la ricomposizione del centrodestra. Sorride (dal telefono) Matteo Salvini che su Facebook pochi giorni fa si lasciava andare a uno sfogo del tipo “ma chi se ne importa del semi-presidenzialismo…”. Certo con il modello spagnolo o tedesco non si apparecchia la tavola. Il leader ed europarlamentare della Lega è allergico alle alchimie riformiste e alle formule tecniche. E poi – dice – «basta guardare al ruolo di Napolitano. Il presidenzialismo già esiste non manca che normarlo per legge».

Insomma, non è sull’elezione del capo dello Stato che Forza Italia, Fratelli d’Italia, Ncd e Lega torneranno insieme?

Può essere un “pezzo” del tutto. I problemi e le soluzioni da scegliere riguardano disoccupazione e immigrazione, soprattutto per una coalizione di centrodestra. Quando il ministro Alfano ci spiegherà che senso ha Mare Nostrum, ne parliamo…  Non ci si può concentrare sul presidenzialismo e ignorare gli sbarchi quotidiani sulle nostre coste. Una futura federazione di  centrodestra deve parlare lo stesso linguaggio sui tre temi base dell’agenda politica: immigrazione, Europa e tasse.

Il Cavaliere ha annunciato una campagna “pesante” per il referendum sull’elezione diretta del capo dello Stato. La Lega firmerebbe un disegno di legge insieme agli ex alleati in materia di presidenzialismo?

Non è questo il problema, ripeto. Nessuno nega la firma sotto una proposta condivisibile, il punto sono le divergenze sugli altri temi.

Le distanze maggiori sono con il Nuovo Centrodestra che siede al governo con tre ministri? 

Noi non poniamo condizioni del tipo “dovete uscire dal governo Renzi , altrimenti nessun dialogo…”. La Lega guarda ai programmi: Alfano dovrebbe cambiare sull’immigrazione, per fare un esempio, ma anche Forza Italia deve spiegarci meglio la sua posizione europea: se dovesse votare Juncker alla presidenza della futura Commissione europea per noi sarebbe inaccettabile, equivale a consegnarsi alla Germania.

Sembra una partita a scacchi. Che cosa succederà a settembre, ci sono chances per una federazione che torni a parlare unita agli elettori?

Dobbiamo lavorarci. Se a Bruxelles siamo distanti, in Italia con Berlusconi governiamo molte amministrazioni. Per metà luglio abbiamo convocato un congresso federale e daremo alcune indicazione sui prossimi appuntamenti.

Una curiosità: ieri ha visto la partita dell’Italia?  

No, ero in macchina, ho approfittato per fare dei giri e non trovare traffico. Ma mi hanno detto che è andata male…