Roma, chiudere i campi rom per dare loro le case? A pensar male si fa peccato ma….

Quando ci sono di mezzo il sindaco Marino e la sua giunta è sempre lecito sospettare e infatti la notizia della proposta di chiusura dei campi rom annunciata in Campidoglio induce a essere maliziosi: non si tratterà di un escamotage per concedere loro le casepopolari con più urgenza a svantaggio delle  famiglie disagiate romane? Del resto sospettare è un atto dovuto dopo lo scandalo degli alloggi a Roma, quando un paio di mesi fa alcune intercettazioni configuravano una contiguità grave tra aree della sinistra capitolina  e i movimenti di occupazione abusiva delle case. «Per abbassare i costi – 25 milioni l’anno – i campi vanno chiusi non c’è altro modo di risparmiare», ha esordito il presidente dell’“Associazione 21 Luglio”, Carlo Stasolla, durante la presentazione del rapporto Campi Nomadi Spa, «visto che non creano vera inclusione», diceSecondo la “21 Luglio” le risorse vanno reinvestite in progetti di inclusione «a beneficio di tutti i cittadini, come l’auto recupero di immobili abbandonati. Le alternative possibili ai “campi” sono molteplici». Proprio questo non quadra. Il centrodestra capitolino che da sempre si fa interprete dei disagi dei romani e dell’emergenza sicurezza legata ai cani rom – due recenti fiaccolate al Portuense e a Monte Sacro – conferma tutti i dubbi di una presa di posizione che non convince e vede puzza di bruciato. «In realtà si potrebbe trattare di una “provocazione” al rialzo», spiega Riccardo Ghera di Fratelli d’Italia-An. «È vero che i fondi destinati ai campi sono aumentati, ma altre iniziative non sono certo a basso costo, anzi. Tutto il mondo delle associazioni legato alla sinistra radicale e, dunque molto vicine alla giunta Marino, “lavorano” intorno  all’emergenza rom e altre iniziative che potrebbero ricevere  ulteriori contributi economici sono molto caldeggiate». Un esempio pratico: l’“Associazione 21 luglio” nel rapporto propone un «progetto di auto recupero, così come codificato dalla legge regionale 55 del 1998, che darebbe alloggio a 22 famiglie tra cui 2 famiglie rom, una famiglia di rifugiati, una di immigrati e altre famiglie italiane in disagio abitativo». Un progetto, questo, che partirebbe dall’individuazione di un edificio dismesso tra i 1.200 ettari di immobili abbandonati presenti attualmente sul territorio comunali. «Solo chi non vuol vedere non si rende conto che l’auto-recupero va finanziato», chiarisce Ghera. «Il Comune emana un bando per poi procedere alla strutturazione di questi immobili che sono fatiscenti. Lascio solo immaginare quante risorse occorrano per un’impresa del genere»… Del resto, procedere alla chiusura dei campi senza un “piano B” di questi tipo e non meno costoso di quanto costa oggi ai romani, «manderebbe alla malora la “filosofia” di questa giunta», argomenta Ghera. Insomma, chiudere i campi per alzare il tiro? La risposta è un sì per il collega di partito De Priamo: «La sinistra capitolina ci ha abituato alle “corsie preferenziali” per quanto riguarda l’emergenza abitativa e, dunque, in considerazione della carenza di controlli sui campi e in considerazione del pressing delle associazioni che intorno al questo disagio prosperano, tutti i tasselli confluirebbero a delineare questa finalità: creare le premesse per l’assegnazione di case ai rom. Naturalmente noi siamo lì a vigilare con la guardia alta», promette il centrodestra.