Riforme, è bagarre nel Pd: venti senatori contro l’intesa Boschi-Finocchiaro

È bagarre nel Pd sulla riforma del Senato. Dopo un incontro tra il ministro Boschi e la presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Finocchiaro era prevalsa la linea del modello francese, cioè dell’elezione indiretta dei membri di Palazzo Madama, come soluzione all’impasse di questi giorni. Poi però, a seguito di una assemblea dei senatori dem, 20 parlamentari si sono dissociati, riproponendo la bozza presentata a suo tempo da  Vannino Chiti che prevede al contrario  l’elezione diretta. Non se ne parla proprio, « l’elezione diretta dei senatori non è più un’ipotesi in campo», taglia corto la Finocchiaro:  «Oggi in campo ci sono due opzioni di modifica: la prima è  un sistema di scelta che prevede un listino dei consiglieri regionali eletti dall’ assemblea dei sindaci, e un’altra, che è  quello che viene chiamato sistema francese, con una platea molto ampia di elettori». Ma i “dissidenti” non demordono. Se ne fa portavoce il presidente della Commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti, che si affida a un celebre frase di Totò: «ma siamo uomini o caporali»? Sul proprio blog e su Twitter, il parlamentare Pd spiega di aver riproposto sotto forma di emendamenti il ddl Chiti, «assieme agli altri 19 che lo avevano firmato». «Sui casi Telecom e Banca d’Italia, si può anche rinunciare alle proprie ragioni – afferma Mucchetti – per disciplina di gruppo parlamentare, ancorché sul primo caso ci fosse l’unanimità non del gruppo, ma del Senato. Ma ora è in gioco la Costituzione e sulla Costituzione nessun governo può chiedere la fiducia e nessun partito può imporre una disciplina militare». Sembra destinato a cadere nel vuoto l’appello del capogruppo Luigi Zanda, che ha lanciato questa esortazione ai suoi: «Il risultato elettorale – ha detto Zanda – ci consegna una grande responsabilità. E cambia in maniera rilevantissima la situazione del gruppo del Pd al Senato dove la maggioranza ha margini più ristretti. Il percorso delle riforme ha bisogno in Parlamento di gruppi parlamentari di maggioranza pronti a lavorare sulle riforme per consolidare il consenso conquistato». Quando ci sono in gioco gli equilibri istituzionali, non tutti saranno però disposti a seguire la rigida  disciplina di partito. Siamo uomini o… renziani?