Riforme, Berlusconi rilancia sul “presidente eletto dal popolo”. Dal primo settembre la raccolta di firme

“Torna in campo Berlusconi, smentendo quanti in queste ore lo danno per totalmente assorbito dall’appello del processo Ruby. E torna per dire no alla “damnatio memoriae” dei governi da lui presieduti e soprattutto per rilanciare la battaglia sul presidenzialismo. Il Cavaliere la annuncia in tre mosse in un’apposita conferenza stampa alla Camera: attraverso gli emendamenti già presentati al Senato, primo firmatario Maurizio Gasparri; con un ddl di modifica alla Costituzione ed infine attraverso un proposta di legge d’iniziativa popolare per la quale già prevede “qualche milione di firme” a fronte delle cinquantamila necessarie da raccogliere presso i gazebo. C’è già una data: “Dal primo settembre tutti in campo”. Sull’esito della mobilitazione il Cavaliere è ottimista, come sempre: “Ce la faremo”.

I problemi, in realtà, non vengono dai gazebo ma dal rapporto con gli altri partiti e soprattutto con il Pd di Renzi. Un incontro con il premier – spiega Berlusconi – è subordinato all’esito del lavoro che il capogruppo forzista Romani, da un lato, ed il ministro Boschi, dall’altro, stanno portando avanti con l’obiettivo di trovare “un punto che vada bene a entrambi”.  “Se l’accordo non verrà trovato, ci incontreremo direttamente con Renzi”.

La questione, ovviamente, non è di metodo quanto di merito. Ed il Cavaliere non manca di evidenziarlo partendo proprio dalla situazione attuale: “Abbiamo un Capo dello Stato – sono le sue parole – che è oggi passato al di là delle funzioni previste dalla Costituzione”, un passaggio “che è diventato fisiologico”. Nello schema immaginato da Forza Italia, “la riforma complessiva deve avere un perno, e il presidente della Repubblica eletto direttamente a suffragio universale sia questo perno” e valga anche da “contrappeso necessario” al federalismo regionale. Con il sistema attuale, invece, “il Capo dello Stato non è espressione della volontà dei cittadini ma viene deciso a seguito di molte discussioni, contrasti e compromessi, da due, tre, quattro segretari di partito, in un stanza chiusa e nella maggior parte pure di notte, con le idee quindi non chiarissime”.

Comunque sia, a chi gli chiedeva se il pacchetto di proposte sul presidenzialismo fosse da considerare “conditio sine qua non” per il via libera alle riforme presentate dal governo, Berlusconi ha sgombrato il campo dagli equivoci: “Assolutamente no, abbiamo preso un impegno sul titolo V, sul Senato e la legge elettorale e li manterremo”.  Una precisazione che, in ogni caso, non gli ha impedito di criticare aspramente la riforma del Senato caldeggiata da Renzi: “Squilibra lo Stato a favore dell’Anci e lo consegna alla sinistra”, ha spiegato il leader forzista.

Ma il presidenzialismo è servito a Berlusconi anche per lanciare messaggi al resto del centrodestra, a cominciare dal partito di Alfano, il Ncd che con Cicchitto ha previsto tempi lunghi per il percorso immaginato dal Cavaliere. Che, dal canto suo, mostra fair play: “Il Ncd vuole il presidenzialismo? Bene, fa piacere vedere che le nostre proposte sono apprezzate anche da altri”.   E proprio agli uomini di Alfano sembra riferirsi Berlusconi quando rivendica la disponibilità a collaborare: “Siamo coerenti e responsabili e quindi pur sapendo prima che qualcuno avrebbe criticato la nostra posizione dicendo ‘non siamo né carne né pesce’, abbiamo detto sì alle riforme per il bene del Paese”.